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[OltreRocciamelone] - Organalia-Ekklesia 2010 ad Almese e San Gillio

Guido Donati
Organalia - Ekklesia 2010, la rassegna organistica della Provincia di Torino, giunge in questo fine settimana ad Almese e San Gillio. Conclude così il suo terzo itinerario, dedicato alla Valle di Susa, e inizia il suo quarto e ultimo itinerario: "Dalle terre dell'Ovest alla prima capitale d'Italia".

L'ultimo concerto del terzo itinerario si svolgerà sabato 25 settembre ad Almese, alle 21:15, nella chiesa della Natività di Maria, che ospita uno stupendo organo costruito nel 1971 dai Fratelli Ruffatti di Padova.
Alla console siederà Guido Donati, docente di Organo e Composizione organistica al conservatorio G. Verdi di Torino. Attivo concertista all'organo, al clavicembalo e al fortepiano, si esibisce in Europa e in Africa, ed ha suonato alla presenza dei presidenti Scalfaro e Cossiga. E' autore di oltre cento composizioni, di musiche di scena e da film. Ha tenuto concerti improvvisati ed è attivo anche nel jazz.
Il programma comprende un'antologia di composizioni del repertorio francese del XIX e XX secolo, con musiche di Boëllmann, Saint Saëns, Tournemire e Duprè.

Domenica 26 settembre si aprirà invece il quarto itinerario di Organalia, con un concerto che avrà luogo nella chiesa parrocchiale di Sant'Egidio a San Gillio, alle ore 21:15. La chiesa ospita due organi: un organo maggiore costruito da Giovanni Bruna tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo, posto in controfacciata, e un organo minore costruito da Rosario Chichi nel 1972, collocato sul piano del pavimento.
L'organista Bruno Bergamini si servirà di entrambi gli organi per eseguire un programma dedicato a Bernardo Pasquini e la sua scuola. Oltre a brani di Pasquini saranno infatti presentate musiche di Della Ciaja, Zipoli, Casini e Muffat.
Bruno Bergamini è nato a Torino, si è diplomato in Organo con Guido Donati e in Musica corale, ed ha studiato Composizione. Dal 1979 è organista titolare del santuario di San Pancrazio a Pianezza. Ha iniziato presto la sua attività concertistica, affiancandola a quella di compositore e direttore di coro. La sua Toccata per organo è stata pubblicata dalle edizioni Berben, e nel 1990 ha realizzato per la Fonola un cd dedicato alla musica organistica italiana del '700 che ha ricevuto dalla rivista Amadeus il massimo punteggio di critica.

I concerti si avvalgono del patrocinio rispettivamente dei comuni di Almese e di San Gillio e sono ad ingresso libero e gratuito.

Per ulteriori informazioni: www.provincia.torino.it, www.organalia.com, www.elegiarecords.it.
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Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 68 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - Bussoleno: concerto d'organo del grande Tagliavini

Domenica 5 settembre, nell'ambito della rassegna Organalia-Ekklesia 2010, organizzata dalla Provincia di Torino con il sostegno della Fondazione Crt, si è tenuto nella chiesa parrocchiale di Bussoleno il concerto di Luigi Ferdinando Tagliavini, uno degli organisti più importanti dei nostri tempi.

Alla console del magnifico organo Conconi del XVIII secolo (restaurato nel 2004 da Italo Agostino Marzi), il maestro ha incantato un pubblico numeroso eseguendo un programma dedicato ai vari "Aspetti della civiltà musicale europea" tra il XVII e il XVIII secolo.
Le musiche di Bernardo Pasquini, Francisco Correa de Arauxo, Antonio Martin y Coll, Domenico Scarlatti, Georg Friedrich Händel e Domenico Cimarosa hanno riempito l'atmosfera con la loro armonia celestiale. Si è trattato di un concerto di alto livello, che ha espresso in pieno la magnificenza, la ricchezza e i mille colori della musica barocca, esaltati dalla bravura dell'interprete.

Tagliavini ha ricevuto innumerevoli premi e attestazioni a livello mondiale. Nato nel 1929, ha studiato a Bologna, Parigi e Padova, ha insegnato nei conservatori di Bolzano, Parma e Bologna e all'Università di Friburgo, dove è professore emerito. Notevole l'attività concertistica, discografica, musicologica e di tutela degli organi antichi. E' condirettore della rivista L'organo e possiede un'importante collezione di antichi strumenti musicali.
La grande partecipazione della comunità bussolenese ha certo reso onore a un simile ospite, il quale è rimasto favorevolmente colpito dal suo pubblico e dai pregi dell'organo della chiesa di Bussoleno.
Quello di Tagliavini è stato uno dei concerti più importanti della stagione di Organalia-Ekklesia 2010: Bussoleno è stata per una notte vera protagonista del panorama concertistico della grande musica d'organo made in Italy.


Per ascoltare Tagliavini che esegue la sonata in Sol maggiore di Cimarosa [clicca qui].
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[OltreRocciamelone] - Intervista a Jean Guillou


I Di seguito troverete: 1) trascrizione dell'intervista in italiano; 2) traduzione dell'intervista in francese; 3) versione integrale dell'intervista in un file audio in italiano

F Vous trouverez ci-après:  1) transcription de l'interview en italien; 2) traduction de l'iterview en français; 3) version intégrale de l'interview dans un file audio en italien.


In Italiano:

SUSA  (TO) – Sabato 17 luglio, nell’ambito della rassegna Organalia-Ekklesia 2010, organizzata dalla Provincia di Torino con il sostegno della Fondazione Crt, si è tenuto nella cattedrale di Susa il concerto di Jean Guillou, uno degli organisti più importanti al mondo.
Guillou, che ha da poco compiuto ottant’anni, ha dato un notevole contributo non solo alla musica organistica contemporanea, ma anche all’arte dell’improvvisazione e all’arte organaria, con parecchi organi costruiti su suo progetto. Al suo attivo anche una discografia molto ricca e un libro, L’orgue, Souvenir et Avenir, giunto alla sua terza edizione in Francia.
Con il suo concerto, il maestro ha incantato un pubblico numeroso, ricevendo una vera cascata di applausi. Durante il suo soggiorno segusino ci ha concesso un’intervista.

Come si è avvicinato alla musica, e in particolare alla musica d’organo?

Prima ho suonato il pianoforte a casa. Nella mia famiglia eravamo otto fratelli. Io ero il terzo e ho fatto come il mio fratello maggiore:  ho cominciato a suonare, ma senza maestri. Poi un parroco che abitava vicino a noi mi ha chiamato a suonare l’organo, e ho cominciato così, semplicemente.

Lei è un musicista completo. Perchè ha dedicato tanto lavoro per valorizzare l’organo? Quali sono secondo Lei le potenzialità di questo strumento?
L’organo ha continuato ad evolversi fin da quando è stato inventato, nel III secolo a.C. Veniva usato nei teatri greci e romani, poi si è diffuso in tutta Europa. Solo dodici secoli dopo è entrato nella Chiesa. Quando si cominciarono a costruire le grandi chiese gotiche ci fu bisogno di organi che suonassero di più, con più registri. L’organo è diventato sempre più ricco e ogni secolo ha avuto uno stile diverso. Penso che oggi l’evoluzione deve continuare. Ho fatto costruire organi su miei progetti, inserendo nuovi registri, mettendo insieme cose diverse. È un po’ come tentare di racchiudere la migliore musica di un violino, di una tromba e così via nello stesso strumento.

Da cosa trae ispirazione per le Sue composizioni?

Per me la musica deve sempre venire dalla vita. Tutto quello che accade nella vita, il bene e il male, entrano nella mia musica

C’è un maestro del passato che sente particolarmente affine?

Gesualdo, molto importante nella storia della musica, e naturalmente Bach, il più grande. Ma sono molto sensibile anche alla musica romantica: Liszt, Schumann. Ho fatto molte trascrizioni di opere sinfoniche di Listz.

Parliamo della Sua discografia. Lei ha compiuto una vera impresa musicale: è stato il primo ad incidere entrambe le sonate di un allievo di Liszt...
Sì, J. Reubke era uno straordinario organista e pianista. Scrisse giovanissimo e morì a 24 anni lasciando due sonate, una per organo e una per pianoforte, assolutamente grandiose. Ancora oggi la sonata per pianoforte è suonata da non più di tre musicisti in tutto il mondo. Io le ho suonate entrambe perchè ritengo molto importante diffondere l’opera di Reubke.

Cosa accade nella mente di un musicista durante l’improvvisazione? Usa la ragione e pensa al prossimo passo o svuota la mente e si lascia andare alla creazione?

No, no, non si lascia andare! Per me è come comporre, ma compongo adesso e adesso sono l’interprete della mia composizione. La sola cosa difficile, su cui bisogna lavorare molto, è pensare e comandare alle dita di suonare esattamente il pensiero.

Com’è nata la composizione di Sagas?

Tre delle Sagas sono nate proprio da improvvisazioni, che avevo fatto per incisioni e poi ho scritto. Sono state ispirate dal viaggio dell’Apollo sulla Luna: un momento drammatico, un’avventura fantastica, meravigliosa.

Dopo aver raggiunto le vette più alte, ha ancora qualche sogno musicale da realizzare?

Oh, molti! Ho tante opere da scrivere. Ho da poco cominciato una grande sinfonia per orchestra, ma ho davvero moltissimi progetti che vorrei realizzare.


En Français:

SUSA (Italie) – Samedi le 17 juillet, Organalia-Ekklesia 2010, le festival de musique d’orgue organisé par la Provincia di Torino (Turin), a présenté dans la cathédrale de Susa un concert de Jean Guillou, un des organistes les plus célèbres du monde.
Jean Guillou a enchanté un public nombreux avec une sonate de Cesar Frank, des musiques de Händel et Schumann adaptés par lui-même, une de ses compositions et une improvisation.

Comment vous êtes-vous approché de la musique , et en particulier de la musique d’orgue ?

J’ai commencé en sonnant le piano chez moi. Nous étions huit frères. Moi, j’étais le troisième et j’ai suivi l’exemple de mon frère agé : j’ai commencé à sonner, mais sans maîtres. Ensuite, un prêtre qui habitait près de nous m’a demandé si je voulais aller à sonner l’orgue dans son église, et j’ai commencé comme ça, tout simplement.

Vous êtes un musicien complet. Puorquoi avez-vous dédié tant de travail à valoriser l’orgue ? Quelles sont, selon vous, les potentialités de cet instrument ?

Dès qu’il fut inventé, au III siècle avant J.C., l’orgue a continué à s’évoluer. Il était utilisé dans les théâtras grecques et puis romains, et ensuite il s’est diffusé dans toute l’Europe. Il est entré dans l’Eglise seulement 12 siècles après de sa naissance. Quand on a commencé a constuir les grandes églises de l’époque gothique, on a eu besoin d’orgues qui sonnaissent plus fort et avec plus de régistres. L’orgue est devenu de plus en plus riche et chaque siècle a eu son style. Je pense qu’aujourd’hui l’évolution doit continuer. J’ai fait construire des orgues que j’ai projeté, j’ai mis des nouveaux registres, j’ai mis enseble choses différentes. C’est un peu comme essayer d’unir la meilleure musique d’une trompette, d’un violon etc, dans le même instrument.

Quelle est la source d’inspiration de vos compositions ?

 Pour moi la musique doit toujours venir de la vie. Tout ce qui se passe dans la vie, le bien et le mal, entrent dans la musique.

Ya-t-il un maître du passé auquel vous vous sentez particulièrement proche ?

Gesualdo, qui fut très important dans l’histoire de la musique, et naturellement Bach, le plus grand.
Mais je suis très sensible à la musique romantique aussi : Liszt, Schumann. J’ai adapté beaucoup d’oeuvres symphoniques de Liszt.

Parlons de votre discographie. Vous avez fait un exploit : vous avez été le premier à enregistrer toutes les deux sonates d’un élève de  Liszt...
 
Oui, J. Reubke fut un extraordinaire élève, un organiste et pianiste. Il a écrit très jeune, tant que quand il est mort, à 24 ans, il a laissé deux sonates, une pour orgue et l’autre pour piano, absolument grandioses. Encore aujourd’hui la sonate pour piamo n’est sonné que par deux ou trois musiciens dans le monde entier. Je les ai sonnées toutes les deux car je considère très important faire connaître l’oeuvre de Reubke.

Qu’est-ce qui se passe dans la tête d’un musicien pendant l’improvisation ? Il utilise la raison et il pense au prochain pas, ou bien il se laisse aller et laisse son ésprit libre de créer ?

Non, non, il ne se laisse pas aller ! Pour moi c’est un peu comme composer, mais je compose maintenant et maintenant j’interprète ma composition. Il y a seulement une chose difficile, sur laquelle on doit travailler beaucoup, et c’est penser et au même temps commander aux doigts de sonner exactement ce qu’on pense.

Comment est née la composition des Sagas ?

Trois des Sagas sont nées justement comme improvisations, que j’avais fait pour les enregistrer, et qu’ensuit j’ai écrit. Elles ont été inspirées par le voyage de l’Apollo sur la Lune : un moment dramatique, une aventure fantastique, merveilleuse.

Après avoir obtenu les résultats les plus hauts, avez-vous encore des rêves musicales à réaliser ? 

Ah, oui, beaucoups ! Il y a beaucoups d’oeuvres que je voudrais écrire ; j’ai récemment commencé à écrire une grande symphonie pour orchestre, et il y a vraiment beaucoup de projets que j’aimerais réalser !


Ascolta l'intervista a Jean Guillou cliccando sul link qui sotto:
Ecoute l'interview à Jean Guillou en cliquant sur le link ci-dessous:






Da un articolo di Jenny Cuk, pubblicato su Luna Nuova, n. 55 anno 2010

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[OltreRocciamelone] - Susa: concerto L'Una e Cinque

SUSA – Venerdì 16 luglio, in piazza del Sole, si è tenuto il concerto de L’Una e Cinque nell’ambito della rassegna “50 anni... di nota in nota” per festeggiare il cinquantesimo anniversario del Coro Alpi Cozie.

Il concerto ha regalato a un pubblico di circa 300 persone l’emozione impagabile della buona musica all’aperto nelle sere d’estate. Il coro Alpi Cozie ha eseguito tre canti, tra cui Fiabe (M. Maiero) che ha riempito l’aria fresca della sera di un’atmosfera dolce e sognante, sulle note del ritornello: “E ricama, ricama ancora il sole la fiaba di un sorriso col profumo delle viole”.

Poi i padroni di casa hanno ceduto il palco allo spumeggiante quintetto di Torino, che quest’anno compie 15 anni e che ha presentato un repertorio molto vasto e vario di musica tutta a cappella. Canti del ‘500 italiani, francesi e spagnoli, canzoni contemporanee, jazz, spiritual, rock, pop, musical hanno stupito e ammirato il pubblico, perchè le cinque voci hanno saputo eseguire i brani con una sonorità molto ricca e con un’inconfondibile e ammaliante personalità.
Tra i brani presentati: un canto inglese cinquecentesco, composto da re Enrico VIII in persona (Pastime with good company), Wake up little Susie (rock anni ’70), Il testamento del capitano (canto popolare).
Il dinamismo nella scelta del repertorio si riflette anche in quello dell’esecuzione: l’interpretazione è sentita e sempre molto vivace, il gruppo è padrone dello spazio del palco, sempre in movimento. Colpisce l’affiatamento tra i componenti, che consente loro di realizzare performances in cui il canto raggiunge un alto livello tecnico ma è presentato quasi come un gioco.

Alcuni membri de L’Una e Cinque conoscono il Coro Alpi Cozie dai suoi primi passi, quindi, spiegano, è stato un piacere per loro suonare in occasione del loro cinquantesimo anniversario: “Auguriamo al coro altri cinquanta, e poi ancora cinquanta anni come questi!”.
Il Generale Giorgio Blais, Presidente del Coro Alpi Cozie, dichiara: “Come il concerto a Bardonecchia del mese scorso, anche il concerto di questo splendido quintetto rientra a pieno titolo nella grandiosa manifestazione per i 50 anni del Coro Alpi Cozie, che è un punto di arrivo ma anche lo stimolo a continuare a cantare e ad essere gli ambasciatori di Susa e della valle in Italia e nel mondo”.

Vedi anche il sito lunaecinque.com

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 55 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Coro Alpi Cozie e L'Una e Cinque in concerto a Susa

Foto e brano da lunaecinque.com
SUSA (TO) – Nell’ambito della rassegna “50 anni... di nota in nota”, organizzata dal Coro Alpi Cozie per celebrare il suo cinquantesimo anniversario, venerdì 16 luglio si terrà un concerto in piazza IV Novembre (meglio nota come piazza del Sole) a Susa.

Il Coro Alpi Cozie presenterà in apertura alcuni brani di musica moderna per poi lasciare il palco a L’Una e Cinque, quintetto vocale torinese a cappella, che proporrà un repertorio di vocal jazz.
Fondato nel 1995, questo gruppo ha ricevuto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale: nel 2007, ad esempio, ha vinto a Roma il premio “Voceania”, conferitogli per “l’eclettismo stilistico, capace di voli pindarici elevati. Per l’eleganza timbrica e dinamica delle armonizzazioni vocali”. Ha inoltre partecipato a varie trasmissioni televisive, tra cui “Alle 2 su Rai 1”.

Il programma della serata di venerdì si presenta molto vario, spaziando tra epoche e generi musicali diversi. L’una e Cinque eseguirà brani che vanno dal Rinascimento al ‘900, passando per il jazz, il pop, il canto cinquecentesco, la musica contemporanea (Autumn Leaves, Java Jive dei Manhattan Transfer, Here Comes the Flood di Peter Gabriel, per fare qualche esempio), lo spiritual ed il musical (brani da Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante).

Il concerto avrà inizio alle ore 21:00 e in caso di maltempo si terrà presso il salone Mons. Rosaz. L’ingresso è libero e gratuito.

Per ascoltare un brano (Vois sur ton chemin) cantato da L'Una e Cinque, clicca sul player qui sotto:


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[OltreRocciamelone] - Francesco Cilluffo: da Torino a New York sulle ali della musica

Foto da route66.corriere.it
Da Torino a New York sulle ali della musica. Francesco Cilluffo è un giovane direttore e compositore che sta intraprendendo una brillante e promettente carriera.

Nato nel 1979 a Torino, Francesco Cilluffo si è diplomato in direzione d'orchestra e composizione ed ha una laurea in storia della musica.
Dopo il diploma e la laurea, Francesco ha lasciato la sua Torino e si è recato a Londra, dove tra il 2003 e il 2009 ha conseguito un master presso la Guidlhall School of Music and Drama e un dottorato presso il King's College. In quegli anni si è perfezionato con Michael Tilson Thomas (London Symphony Orchestra), Gianluigi Gelmetti (Accademia Chigiana di Siena) e Ivan Fischer (Budapest Festival Orchestra). Dal 2006 è assistente di John Mauceri negli Stati Uniti e in Europa.
Come compositore, si è perfezionato con Robert Keeley, Alexander Goehr e George Benjamin. Ha scritto e diretto per l'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, per l'Electra Ensemble di Amsterdam, per l'Università di Graz.

Nel 2010, un grande evento: la sua opera lirica "Il caso Mortara" è stata rappresentata a New York presso il Dicapo Opera Theatre. Era dai tempi di Puccini che un teatro di New York non commissionava un'opera a un compositore italiano. "Il caso Mortara" prende spunto da una vicenda storica: nel XIX secolo, un bambino ebreo italiano viene sottratto alla famiglia per volere di Pio IX, perchè cresca nella fede cattolica. Per ascoltare un'aria dell'opera (la separazione del bambino, Edgardo, dalla madre) clicca [qui].

Nel 2011 Francesco Cilluffo tornerà a Torino per dirigere un concerto che sarà allo stesso tempo un grande classico e una novità. Per la prima volta verrà eseguito in Italia il Requiem di Mozart nella versione di Robert Levin. Il concerto rientra nella stagione dell'Orchestra Filarmonica di Torino. Insieme ad essa, Cilluffo dirigerà il Coro dell'Accademia Stefano Tempia e il Gruppo Vocale Eufoné (17-18 aprile 2011, Conservatorio G. Verdi).

Francesco Cilluffo racconta ai lettori di OltreRocciamelone il suo percorso personale, l'importanza dell'esperienza all'estero, l'attaccamento alle sue radici torinesi e il perchè della scelta di rappresentare la versione del Requiem proposta da Levin. Per ascoltare l'intervista, clicca sul player qui sotto:


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[OltreRocciamelone] - 13 nuovi musicisti per la banda di Mompantero

MOMPANTERO (TO) – La banda di Mompantero cresce e diventa allo stesso tempo sempre più giovane, grazie all’ingresso di 13 nuovi musicisti. Si chiamano Francesco Belmondo, Onorino Bianco Dolino, Sabrina Bianco Dolino, Loris Bruno, Luca Bruno, Tiziana Bruttomesso, Chiara Caffo, Lorenzo Durbiano, Giovanna Anita Peirone, Giorgia Piombino, Mauro Marco Piombino, Emiliano Salino, Fabrizio Zuccotti. Dieci di loro hanno meno di 15 anni.

Tutti e 13 hanno compiuto un percorso che ha richiesto loro impegno e dedizione. Hanno seguito il corso di orientamento musicale di tipo bandistico della Provincia di Torino, della lunghezza di tre anni, che si è tenuto nel comune di Mompantero sotto la guida del maestro responsabile Gianluca Calonghi (clarinetto e sax), e dei maestri Lorenzo Bonaudo (tromba, trombone, euphonium) e Fabienne Liuzzo (flauto traverso).

(per continuare a leggere clicca sotto su [qui])

[OltreRocciamelone] - Exilles: con gli Alpini per ricordare la battaglia di Monte Nero

Domenica 13 giugno Exilles è stato il nido delle Penne Nere, incastonato tra le Alpi con il suo forte maestoso: si è tenuto il 16° raduno sezionale e l’incontro dei reduci del 3° Reggimento Alpini.

E' stata commemorata la battaglia del Monte Nero, che ha ispirato poesie e un famoso canto degli alpini, Monte Nero [qui] 

Insieme agli alpini dell’ANA Val Susa, erano presenti molte altre sezioni piemontesi, la Protezione Civile e numerose rappresentanze: per fare alcuni esempi, c’erano i bersaglieri, i granatieri di Sardegna, i carabinieri, la polizia, i marinai, e anche alpins e chasseurs alpins di Chambery e Briançon.

Un mare di gagliardetti e stendardi hanno colorato la sfilata partita dal piazzale del forte e diretta alla piazza del paese per omaggiare il monumento dedicato agli alpini. La fanfara della sezione Val Susa ha accompagnato la cerimonia con le musiche che ancora oggi fanno battere il cuore degli italiani che sanno chi e che cosa li hanno resi tali.

Hanno preso la parola Giancarlo Sosello, presidente della sezione ANA Val Susa, il comandante del distaccamento 3° reggimento Alpini, il maresciallo cavalier Rosatelli, reduce novantaseienne del battaglione Exilles, il consigliere regionale Gian Luca Vignale, il presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone Sandro Plano, il consigliere nazionale ANA Mauro Gatti, il generale degli alpini Giorgio Blais e il sindaco di Exilles Michelangelo Castellano. Infine è stata celebrata la messa, che si è conclusa con la “preghiera dell’alpino”.

I discorsi delle autorità hanno messo in luce tre punti fondamentali. Il primo è, come si diceva, la commemorazione della battaglia del Monte Nero, avvenuta nel 1915 e passata alla storia come vittoria talmente brillante da far dire al nemico: “giù il cappello davanti agli alpini!”. Il Monte Nero, in Istria, era un punto di grande importanza strategica ed era occupato dalle truppe austro-ungariche. Il generale Etna stabilì che doveva essere conquistato ed affidò l’incarico ai battaglioni di Exilles e di Susa. Il monte aveva pareti impervie, quindi i nemici non erano molto numerosi, perchè un assalto era considerato un’impresa quasi impossibile. Gli alpini puntarono quindi sul fattore sorpresa. Coperti da un’azione sviatoria condotta dal battaglione Susa, gli alpini del battaglione Exilles, con poco equipaggiamento al di fuori di un sacco di terra ciascuno come riparo d’emergenza, compirono una straordinaria impresa alpinistica. Nella notte del 16 giugno scalarono 800 metri di dislivello e attaccarono energicamente le truppe austro-ungariche. Le perdite furono limitate, ma persero la vita due giovani ufficiali che ancora oggi sono ricordati per il loro valore: Alberto Picco e Valerio Vallero.

Le autorità hanno poi ricordato gli alpini caduti sia nelle guerre del passato sia in quelle più recenti. Diverse sono state le riflessioni sul presente e sul futuro degli alpini, in particolare per quanto riguarda le attuali missioni di peace-keeping all’estero. Si tratta di un tema complesso. Il generale Blais, dalla grande esperienza militare e accademica internazionale, interrogato da Luna Nuova su questo argomento, dice: “Io non accetto la definizione di missione di pace: i soldati sono addestrati per fare la guerra. Come diceva Vegezio, se vuoi la pace, prepara la guerra: i nostri contingenti all’estero non fanno missioni di pace, ma per la pace”.

Il terzo punto emerso dai discorsi è la stima e l’affetto che tutti nutrono per gli alpini, presenze vicine ai cittadini, portatori di valori intramontabili.

Così sono gli alpini, solenni ma anche festosi e camerateschi, testimoni di un tempo che fu ed amici di sempre delle nostre montagne e della nostra gente.

Guarda le foto dell'evento nell'album OR [qui]

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova n. 45 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - MITO SettembreMusica 2010

Conferenza stampa MITO
Venerdì 28 maggio è stata presentata a Torino la quarta edizione di MITO SettembreMusica, il festival internazionale che unisce le città di Torino e Milano all'inegna della grande musica.
Anche quest'anno verranno esplorati vari generi musicali (classica, jazz, rock, pop, etnica) per un totale di 261 appuntamenti che si terranno tra il 3 e il 24 settembre.
Le iniziative legate a questa grande rassegna sono veramente molte. Eccone alcune:

- Focus Turchia: una serie di concerti e di appuntamenti presenteranno al pubblico torinese e milanese la cultura, la musica e l'immagine del Paese che fu culla della civiltà bizantina e punto di incontro tra Oriente e Occidente.

- 200° Chopin e Shumann: numerosi concerti saranno dedicati a questi due autori duecento anni dopo la loro nascita.

- MITOFringe: una serie di iniziative fuori cartellone che animeranno piazze, giardini, periferie, stazioni di treni e metrò, parchi, cascine ecc. per portare la musica nelle strade e dare libera espressione al talento di giovani e di ensemble già noti.

Non mancheranno interpreti d'eccezione, come Cecilia Bartoli, Lang Lang, Francesco Guccini.

Venerdì 28 maggio, a Torino, nella chiesa di San Filippo Neri, gremita, si è tenuto il concerto di anteprima del festival. Il grande maestro Jordi Savall ha diretto La Capella Reial de Catalunya e le Concert des Nation nel magnifico Vespro della Beata Vergine di Monteverdi (1610).
Si è trattato di un concerto davvero strordinario, che ha espresso in pieno la magnifcenza e la ricchezza della musica barocca, esaltata dalla bravura degli interpreti e dalla cornice fornita dalla chiesa più grande di Torino, anch'essa secentesca.
Una musica dorata, sfumata di mille colori, talmente perfetta da risultare quasi sovrumana ha riempito l'atmosfera. Bellissimo il dialogo continuo tra le voci e gli strumenti, con sorprendenti effetti di eco, ottenuti sfruttando al meglio l'acustica della chiesa e creando una distanza anche fisica tra i musicisti: Savall ha saputo dare alla musica un'armonia quasi celeste, ma anche una dimensione spaziale, fisica concreta che rapivano immediatamente lo spettatore.

Per ulteriori info: mitosettembremusica.it
Anche l'Agenda OR vi terrà informati sugli eventi principali.
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[OltreRocciamelone] - La Montanara

La Montanara è uno dei canti popolari più famosi tra le Alpi. Fu composto da R. Ortelli al Pian della Mussa, in alta valle di Lanzo (To), nel 1927.
Ecco dunque un cult della musica di montagna eseguito dal Coro Alpi Cozie:


OR dedica questo video a tutti quelli che ancora non conoscono questa canzone, con l'augurio che possano scoprire un mondo che forse fa parte di loro, a tutti coloro che la conoscono, con l'augurio che guradandolo possano rivivere i loro ricordi, e a tutti quelli che hanno ancora voglia di sognare.

[OltreRocciamelone] - Coro Alpi Cozie: 50 anni di musica

Da cinquant’anni il Coro Alpi Cozie canta la bellezza delle montagne, di un mondo fatto di piccole cose semplici e di grandi meraviglie, di posti e di persone che sono le nostre radici, la nostra casa.


Il coro ebbe origine nel 1960 da un gruppetto di ragazzi che usavano ritrovarsi la sera nelle vie di Susa e sotto l’Arco di Augusto per cantare i canti tradizionali di montagna.

Si chiamavano Ezio Prevot, Giovanni Borello, Luigi Chiapusso, Pier Tomaso Foglia, Renato Lunardi, Gianfranco Prato, Giovanni Uvire, e la loro passione ben presto li spinse a formare un coro a quattro voci e a cercare un insegnante, un direttore che potesse aiutarli a coltivare il loro talento naturale, amalgamando l’entusiasmo e la vitalità giovanile con la tecnica musicale.

Trovarono il loro primo maestro in padre Tarcisio Raimondi, un giovane frate francescano che in quell’inverno del 1960 era da poco giunto a Susa. A quel punto, era necessario trovare un nome per il coro, che esprimesse la sua identità culturale e il suo inscindibile legame con i luoghi con cui il cuore dei ragazzi risuonava naturalmente. Non fu difficile: nel momento della riflessione, alla ricerca di un’idea, si guardarono attorno: sollevando lo sguardo i loro occhi furono colmi della vista delle loro montagne, fonte di ispirazione dei loro canti. Quando Luigi Chiapusso disse ad alta voce “Alpi Cozie!”, i ragazzi si accorsero che questo nome si accordava perfettamente al loro animo.

Nel giro di pochi mesi, i coristi divennero una ventina, poi arrivarono a 40.

Il 22 maggio 1960 fu una data storica: il coro tenne il suo primo concerto, in occasione della festa dell’olmo a Villar Pellice. La crescita artistica e il successo del gruppo fu da subito straordinaria: già nel 1961 fu inciso il loro primo disco, “Canti di montagna”, seguito a pochi mesi di distanza da un secondo disco. Lo stesso anno il coro si esibì a Torino in occasione del centenario dell’Unità d’Italia.

Negli anni successivi i concerti si moltiplicarono. Nel 1963, il cronista Romano Telmon scrisse sulla Gazzetta del Popolo: “Cantavano felici di riabbracciarsi con lo spirito alla care boscaglie ed i ghiacciai, dovunque poté spargersi, un giorno, la loro voce festosa. Cantavano e mi pareva che con l’anima vibrassero fino alle stelle e che nell’oblio della canzone facessero rinunzia di essi stessi per conquistarsi in amore”.

Nel 1964, padre Tarcisio, che tanto aveva fatto per quei ragazzi, dovette lasciare la Valle e la direzione del coro. Oggi vive a Genova, ma ricorda ancora con affetto il coro, che descrive come “una meravigliosa Stella Alpina raccolta ai piedi della Madonna del Rocciamelone e con passione seguita nel mio giovane cammino sacerdotale francescano a Susa”.

Per qualche anno la guida divenne Giovanni Uvire, finché il coro non incontrò un altro personaggio che sarebbe stato fondamentale nella sua storia: don Walter Mori. Giovane sacerdote da poco tornato da una missione in Brasile e gran conoscitore della musica, don Mori prese le redini del gruppo e contribuì in modo determinante alla crescita artistica e all’ampliamento del repertorio: ai canti i montagna si affiancarono quelli del folklore regionale, italiano e poi del mondo. Don Mori cercò la collaborazione di grandi esperti, di maestri e di compositori come Alfio Inselmini, Andrea Gallo e Roberto Hazon che resero il repertorio del coro veramente unico e di grande qualità.

Nel 2008 a don Mori è subentrato un altro giovane maestro: Mariano Martina, diplomato al Conservatorio di Torino in Composizione, Musica corale e Direzione di coro, che già da tempo era membro del coro Alpi Cozie.

In occasione del cinquantesimo, il coro sta incidendo un CD che uscirà a fine estate e che comprenderà, oltre a brani della tradizione popolare e alpina (come Sul Ponte di Perati, già presente sul primo disco “Canti di montagna”), buona parte dei brani nuovi imparati in questi ultimi anni. Ci saranno brani mai incisi prima dal coro, come Stelutis alpinis, poi 2 brani appositamente creati da compositori amici per il cinquantesimo, un lied per coro maschile di Franz Schubert in lingua originale e qualche elaborazione di famose canzoni di musica leggera

In questi cinquant’anni il coro ha percorso ben 250000 kilometri per portare la sua musica nel mondo. Oltre che in Piemonte e in Italia, ha dato concerti in Francia, Svizzera, Germania, Polonia, Belgio, Ungheria, Austria, Lussemburgo, Olanda, Svezia, Lettonia, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Uruguay, Canada, Unione Sovietica, Bosnia e Giappone.

Inoltre, i coristi sono stati ricevuti e ascoltati da Sandro Pertini, da papa Paolo VI e da papa Giovanni Paolo II. Hanno partecipato a numerosi festival, hanno riscosso successo e simpatia in alcune delle più importanti piazze (come piazza Navona, a Roma) e chiese (come la cattedrale di Budapest) e in innumerevoli paesini sparsi nel mondo, portano ovunque lo stesso entusiasmo e lo stesso buonumore. Hanno raggiunto la quota dei 1800 concerti e non hanno nessuna intenzione di fermarsi, anzi sperano che i giovani di oggi riscoprano la bellezza della musica tradizionale e di montagna, perchè un importante patrimonio culturale e musicale, ma soprattutto umano, non vada mai perduto.

Oltre ai concerti ufficiali, fanno parte della storia di questo coro straordinario anche quelli improvvisati, nati da una spontanea esplosione di gioia di vivere, per il piacere e lo stupore di un pubblico occasionale: memorabile quello tenuto durante il volo per New York, o quello improvvisato fuori da un albergo dall’altra parte del globo per un unico spettatore, un valsusino emigrato da tanto tempo, giunto con rammarico troppo tardi per l’esibizione del coro.

Le parole che meglio esprimono lo spirito di questo straordinario coro di cui la Val di Susa è giustamente orgogliosa sono quelle che uno dei fondatori e maestri, Giovanni Uvire, scrisse tanto tempo fa in un suo quadernetto: “Siamo lieti di avere splendidi boschi, pascoli e rocce, fiori meravigliosi per colore e per grazia, e nebbie, nevi e ghiacciai. E come dai ghiacciai nascono i torrenti, fonti di vita per le valli e le pianure, nell’uomo che si innalza al di sopra delle sue preoccupazioni quotidiane nasce una nuova vita, l’uomo si trasforma e canta felice perché è il canto e il suo linguaggio sia esso triste o lieto. Ci siamo cercati, ci siamo trovati ed abbiamo formato un Coro per poterci parlare nel nostro linguaggio preferito, con l’intento di estendere al mondo intero quei magnifici canti che altri prima di noi hanno sentito, hanno cantato...”.

Nel prossimo post potrete ascoltare un canto eseguito dal Coro Alpi Cozie.

Articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova n. 36 anno 2010

[OltreRocciamelone] - La stagione 2010/2011 dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Foto da regione.piemonte.it
24 concerti animeranno i "Nove mesi in crescendo" della stagione 2010/2011 dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, presentata il 10 maggio presso l'Auditorium Rai di Torino.
Per ascoltare le dichiarazioni che Maurizio Braccialarghe, responsabile del Centro di Produzione Rai di Torino e Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orhcestra Sinfonica, hanno rilasciato a OltreRocciamelone, clicca [qui]. 

Ecco le informazioni principali relative alla stagione:
"Si inaugura giovedì 7 e venerdì 8 ottobre 2010 con un concerto affidato al nuovo Direttore principale, Juraj Valcuha, che dirige otto concerti nel corso della stagione e che nel primo propone Preludio e Morte di Isotta, da Tristano e Isotta di Wagner, e la Quinta sinfonia di Malher. Si chiude giovedì 26 e venerdì 27 maggio 2011 con Seymon Bychkov sul podio e un'altra sinfonia di Malher, la Sesta."
A Malher saranno dedicati ben 5 concerti, dal momento che il 2010 segna il 150° della sua nascita e il 2011 il 100° della sua morte.

La presenza del direttore Valcuha, nato nel 1976 a Bratislava, contribuirà ad imprimere alla stagione un carattere vitale e giovanile. Molti poi i grandi nomi che animeranno questi eventi di sopraffina musica classica: per fare solo qualche esempio, i pianisti Sermet, Albanese, Toradze, le voci Monica Bacelli e Teresa Romano, i direttori Dèneve, Sado e Ferro...
L'orchestra parteciperà anche a vari eventi di portata nazionale, tra cui il Prix Italia che si terrà a Torino e l'opera Rigoletto in diretta televisiva da Mantova (settembre 2010).
Un'altra interessante iniziativa sarà il concerto del 19 novembre 2010, fuori abbonameno, in cui l'Orchestra presenterà la prima esecuzione assoluta di un brano di Franck Martin, e la sua musica sarà accompagnata e mixata dai dj dell'associazione culturale Situazione Xplosiva. La serata fa parte del festival Club to club e della rassegna Contemporary, dedicata alle arti contemporanee.
Il 18 maggio si apre la campagna abbonamenti. I concerti si potranno seguire, oltre che su Radio 3, anche via web, sul sito dell'orchestra sinfonica. Per ulteriori informazioni: OrchestraSinfonica.Rai.it [qui], AmiciOsnRai.it [qui]
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[OltreRocciamelone] Mater Dea: Il Rock Celtico di Torino

MaterDea è una band torinese che suona “rock celtico”.
Composta da sei membri, è stata fondata pochi anni fa da Marco Strega, chitarrista rock, e da Simon Papa, cantante che viene dalla musica brasiliana d’autore.
Marco e Simon si sono incontrati mentre lavoravano alla produzione di una colonna sonora e, pur avendo background tanto diversi, si sono uniti in nome di un progetto comune che oggi sta riscuotendo successo sia in rete, sia nel mondo musicale piemontese, sia all’estero.
Marco spiega a OltreRocciamelone: “La nostra musica ha due matrici. La prima è la musica celtica e la seconda è il rock. Nelle nostre canzoni si trovano le ritmiche forti del rock progressive, del rock “tosto” anni 70-80. L’idea è quella di miscelare questi ritmi forti del rock con la voce angelica di Simon”.
Abbiamo cominciato a fare musica celtica quasi senza saperlo” aggiunge Simon “Abbiamo scritto dei testi, che sono risultati essere molto vicini alla cultura celtica”.

I testi delle loro canzoni, infatti, sono popolati da creature meravigliose, fate e fauni che ricordano la mitologia celtica. Un’altra protagonista della musica dei Mater Dea è una natura viva, vibrante e arcadica, evocata dalle parole, dal rumore della pioggia, dalle atmosfere sognanti di canzoni che alludono ad un rapporto più vicino, schietto e diretto con una Madre Terra minacciata dal mondo di oggi.
Ciò si ricollega al nome del gruppo, che richiama l’antico culto della Grande Madre. Secondo molte teorie, in un tempo lontano, preistorico, prosperava nel mondo un culto dedicato a una divinità femminile. In quei tempi non c’era discriminazione di genere o di razza. Uomini, donne e popoli vivevano in pace, a contatto con la natura, e non conoscevano la guerra. Ogni individuo viveva in un tutto armonico, ognuno era uno, ma era anche parte di un tutto, e il tutto era più della semplice somma delle sue parti. [Per approfondire, alcune letture: Riane Eisler, Il calice e la spada; Frank Capra, Il punto di svolta]. Il gruppo si ispira proprio a questo punto di vista, che si può definire olistico.

E’ da poco uscito il primo album dei Mater Dea, “Below the Mists, Above the Brambles”.
La dolcezza della musica celtica, l’atmosfera circonfusa dalla delicatezza vibrante del violino e la forza del rock, della chitarra acustica e della batteria si uniscono per dare vita a danze mitologiche, invocazioni, sogni, sentimenti.
Una musica da ascoltare ad occhi chiusi, per un viaggio in un mondo antico e moderno allo stesso tempo, un mondo fantastico, il sogno di quello che avrebbe potuto essere ma che forse, un giorno, sarà...

Il prossimo concerto dei Mater Dea si terrà il 22 maggio alla Cavallerizza, via Verdi 9, Torino, h.21:00.

Per ascoltare la musica dei Mater Dea e per ulteriori informazioni clicca su MaterDea.com [qui] e su MySpace.com/MaterDea [qui]


[OltreRocciamelone] - ORGANALIA PER LA SINDONE

Sabato 17 aprile, la cattedrale di Susa (To) ha ospitato un concerto di musica sacra dedicato all’ostensione della Sindone.

Si tratta del primo appuntamento del ciclo “Organalia per la Sindone”, una sessione speciale della manifestazione Organalia, organizzata dalla Provincia di Torino, realizzata per onorare uno degli eventi culturali e religiosi più importanti del momento.

Il repertorio di questo ciclo di concerti, che subirà variazioni dovute unicamente alle caratteristiche tecniche degli organi presenti nelle sedi ospitanti, è formato da musiche moderne, composte tra il 1861 e il 1956. Edgardo Pocorobba, ideatore del programma, ha spiegato che, dovendo pensare a musiche che si intonassero in qualche modo alla Sindone, la sua scelta è caduta subito su Lorenzo Perosi, autore di musica non solo religiosa, ma liturgica. “Le sue musiche” spiega Pocorobba “sono solenni pur essendo semplici, sono cantabili anche da non professionisti”. In repertorio, oltre al Te Deum, alla Missa Pontificalis I, al Confitebor tibi Domine e al Magnificat in Lab. Magg. di Perosi, ci sono anche Meditazione in una cattedrale di Marco Enrico Bossi, Amica stella naufragis di Remigio Renzi e Toccata - Carillon di Ulisse Matthey. Pocorobba spiega che la scelta di questi autori è dipesa soprattutto dal fatto che ciascuno di loro è in qualche modo legato a Perosi.

Ad eseguire i pezzi, sotto la guida del Direttore Michele Frezza, l’organista Marco Limone e, a sezioni riunite, il Coro dell’Accademia Stefano Tempia di Torino e la Corale polifonica di Sommariva Bosco.

Il concerto conduce l’ascoltatore in un percorso di meditazione e di preghiera, che si apre con la solenne sobrietà della musica d’organo, per concludersi in un crescendo con le composizioni polifoniche per coro e organo.

Le prossime tappe di Organalia per la Sindone, dopo il concerto di domenica 18 aprile a Chambery, saranno venerdì 23 aprile presso la cattedrale di Pinerolo, sabato 24 aprile presso la cattedrale di Ivrea e domenica 25 aprile presso la chiesa del Santo Volto a Torino.

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