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[OltreRocciamelone] - Depositi di amianto in Valle Susa

Una parte della discarica di
amianto abusiva di Coldimosso
SUSA - Il 28 aprile è stata la giornata mondiale dedicata alla commemorazione delle vittime dell'amianto. Dopo quasi un ventennio dalla legge che lo bandiva, il materiale cancerogeno continua ad essere una minaccia alla salute pubblica, e il suo smaltimento è ancora un problema all'ordine del giorno.

A volte compaiono, disseminati per la valle di Susa, dei depositi abusivi di eternit, opera di chi, probabilmente per evitare i costi ingenti dello smaltimento, abbandona materiale pericoloso in zone un po' fuori mano. E' il caso di alcuni mucchi di lastre di amianto che sono stati rinvenuti a Coldimosso, lungo lo sterrato della vecchia strada statale, non lontano da alcuni pascoli e a pochi passi dalla Dora. E' probabile che il materiale sia lì da molto tempo, forse addirittura qualche anno. Dopo il ritrovamento casuale da parte di alcuni cittadini, qualche mese fa, le autorità sono state informate e hanno effettuato vari sopralluoghi, l'ultimo dei quali risale a pochi giorni fa. L'ufficio igiene del comune di Susa, la polizia municipale e gli addetti dell'Acsel hanno condotto una verifica sul luogo per organizzare il recupero, che ha luogo in questi giorni.

Si tratta di operazioni alquanto complesse ed onerose, che richiedono l'intervento di squadre specializzate: un problema sia per l'ambiente sia per la collettività.
La questione dell'amianto rientra a pieno titolo tra i problemi ambientali, come quelli legati alle risorse idriche (sempre nel caso di Coldimosso vanno ricordate la presa della bealera non ancora ripristinata e le sorgenti prosciugate) e alle varie forme di inquinamento, che le generazioni di valsusini presenti e future devono e dovranno fronteggiare e cercare di risolvere nel migliore dei modi.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 31 2010
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[OltreRocciamelone] - Giaglione: sorgente a rischio?

Una delle fontane di Giaglione
GIAGLIONE - Un nuovo progetto della Sitaf ha destato le preoccupazioni degli abitanti di Giaglione. Si tratta di una perforazione che servirà a potenziare l'impianto antincendio della galleria dell'autostrada A32, adeguandolo all'attuale normativa. Il progetto prevede una trivellazione di 160 metri in profondità, che raggiungerà il bypass tra le due gallerie che per 2,5 km attraversano la montagna. In superficie sarà costruita una vasca che raccoglierà dall'acquedotto del paese l'acqua da usare in caso di emergenza.

La popolazione teme che la perforazione possa danneggiare la sorgente chiamata "Taronet", le cui acque servono per l'irrigazione e alimentano alcune antiche fontane del paese, che rimarrebbero asciutte.
Quando sono venuti a conoscenza del progetto, gli abitanti delle frazioni di Sant'Antonio e di Sant'Anna hanno presentato in comune una petizione nella quale richiedono una maggiore tutela del patrimonio idrico del paese.
Memori degli ingenti danni provocati al sistema freatico della valle dai lavori eseguiti in passato per la costruzione delle infrastrutture, molti giaglionesi, pur riconoscendo l'importanza della sicurezza in autostrada, chiedono che tutte le precauzioni possibili siano prese perchè le conseguenze non ricadano sulla comunità. In particolare vorrebbero che al sondaggio della Sitaf venisse affiancata anche una perizia del comune.

Le fontane di Giaglione, rimarcano alcuni abitanti di Sant'Antonio, non hanno solo un valore storico e affettivo: quest'estate, quando le borgate alte sono rimaste per due giorni senz'acqua, l'unica fonte cui attingere erano proprio le fontane, come quella di Sant'Antonio, che fu costruita nel XVI secolo.
Inoltre, aggiungono Maurizio Rey e altri cittadini, se la vasca avrà bisogno di rifornimento nei mesi critici, il paese potrebbe forse risentire di una scarsità d'acqua ancora maggiore.
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[OltreRocciamelone] - Susa: la minoranza informa sulla TAV

Giorgio Montabone
SUSA - A pochi giorni dalla scadenza del periodo di osservazione del progetto preliminare della Tav, giovedì 7 si è tenuta nel teatro Mons. Rosaz una serata informativa finalizzata a spiegarne i punti principali alla cittadinanza.
L'incontro, organizzato dal Gruppo Consigliare Susa, dovrebbe essere il primo di una serie, e si è proposto di fornire un'informazione dettagliata e corretta ai cittadini, dal momento che, ha detto Giorgio Montabone, "a Susa nessuno aveva ancora informato dal punto di vista istituzionale".
La serata prevedeva l'intervento di un tecnico indicato dalla Comunità Montana e di uno indicato da Ltf, in modo che la cittadinanza potesse porre domande a più interlocutori. Montabone ha però spiegato che Ltf, pur esprimendo interesse per l'iniziativa, l'ha rimandata a "tempi e sedi istituzionali adatti".
Gli oratori della serata sono quindi stati Enzo Merini, vicesindaco di Vaie, l'Ing. Soffredini e l'Ing. Vela, che hanno spiegato al numeroso uditorio tutte le caratteristiche del progetto, dalla collocazione dei cantieri e delle opere, all'impatto ambientale previsto da Ltf, all'esercizio previsto dopo il termine dei lavori.
Durante la serata sono emerse diverse polemiche e scontenti.
Montabone, in quanto rappresentante della minoranza, ha criticato la mancanza di informazione e l'"atteggiamento superficiale, di netta e aprioristica favorevolezza all'opera in campagna elettorale, seguito da un silenzio assordante durante quest'anno di amministrazione" della maggioranza, che ha causato l'inserimento nel progetto preliminare di "una serie di criticità nettamente superiori a quelle sostenibili dalla città". Durante l'ultimo consiglio, ha raccontato Montabone, la minoranza ha abbandonato l'aula, in segno di protesta per il mancato inserimento del progetto preliminare nell'ordine del giorno.
A concludere l'incontro è stato Sandro Plano, che ha ribadito l'inaccettabilità dell'impatto che causerebbe la realizzazione del progetto preliminare e l'importanza di dedicarsi a priorità quali la scuola e i trasporti pubblici locali. Plano ha inoltre commentato il suo mancato invito all'incontro che si terrà a Roma dicendo che "loro vogliono fare un monologo, non un dialogo".
Nell'intenzione di Montabone, la serata avrebbe dovuto essere una semplice esposizione delle caratteristiche del progetto, il pubblico avrebbe dovuto intervenire solo con domande rivolte ai tecnici. In realtà, nonostante gli sforzi di Montabone in qualità di moderatore, non sono mancati calorosi interventi dei No Tav presenti in sala. In particolare, un'esponente del Comitato No Tav di Susa si è rivolta direttamente a Montabone per chiedergli se, visto il progetto, egli si ponga pro o contro. Il consigliere per il momento non si è pronunciato, si è limitato a dichiarare che prossimamente ci sarà un consiglio comunale nel corso del quale tutti prenderanno posizione.


Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 73 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - La produzione della patata di montagna in Valle di Susa

In Valle di Susa è in corso in parecchie località una rivalutazione della produzione della patata di montagna, una coltivazione che da secoli costituisce un'importante risorsa per le comunità del nostro territorio.
La tutela di questa coltura avviene in diversi ambiti. In particolare, in Val di Susa essa passa attraverso le amministrazioni comunali e la Provincia.
Esiste un progetto della Provincia di Torino, denominato "Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino", che intende supportare, valorizzare e far conoscere i prodotti locali, tra cui la patata. In Valle di Susa molti singoli produttori sparsi in vari comuni hanno aderito all'Associazione dei produttori di patata di montagna, una delle 32 associazioni del Paniere, fondata nel 2005, coordinata dalla Scuola Malva di Bibiana e sostenuta dalla Provincia.
In alcuni casi, tuttavia, sono state le amministrazioni comunali a valorizzare i produttori di patata di montagna. In Valle di Susa questi comuni sono Sauze d'Oulx, Novalesa e Condove, con la borgata di Mocchie. Da ricordare anche Pragelato.
In tutti questi comuni si tiene ogni anno una sagra per diffondere e valorizzare la patata di montagna. In questo periodo, ad esempio, la patata è stata protagonista a Sauze d'Oulx, con la sagra del 19 settembre. Il 26 settembre sarà invece il turno di Novalesa, che presenterà anche il libro "Novalesa e il Pane dei montanari: un ricettario sulla patata tra Storia, Itinerari e Ricette".

Un'esigenza comune è quella di certificare la qualità del prodotto locale. Proprio per questo, ad esempio, Sauze d'Oulx ha adottato il marchio De.C.O (Denominazione Comunale Origine), al quale hanno aderito tutti i produttori di patata di montagna. Novalesa, invece, ha optato per la creazione di un consorzio di produttori e promuovere la coltura della patata in modo da poter partecipare al Paniere.

La dottoressa Elena Di Bella, responsabile del progetto, spiega che i produttori che aderiscono al Paniere devono "rispettare un disciplinare di produzione, che prevede l'uso di una serie di specifiche varietà, determinate tecniche di coltivazione, non biologica ma rispettosa dell'ambiente, dei criteri di etichettatura (le etichette devono riportare il marchio dell'associazione della patata e quello del Paniere). In cambio vengono veicolati in tutti i 30 negozi che sono della rete del Paniere, nei ristoranti, in Eataly, e in tutte le manifestazioni che noi facciamo in Piemonte, in Italia, e a volte anche all'estero. La Provincia promuove i prodotti del Paniere e dà loro visibilità. I produttori possono inoltre partecipare alle fiere, come il Salone del gusto, ma siamo andati anche a Londra, addirittura a New York".

La produzione tipica delle nostre montagne si serve per lo più di varietà francesi, ma esistono anche varietà locali, in particolare la patata piatlina. Oggi la Scuola Malva e la Facoltà di Agraria dell'Università di Torino stanno conducendo ricerche per recuperare e rilanciare la coltura delle antiche varietà.
Dunque, quella che per i nostri antenati era spesso una risorsa di sussistenza viene oggi riconosciuta come un prodotto pregiato e un'eccellenza del nostro territorio.


Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 67 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - I gemelli della Stellina: l'abbraccio di due campioni


MOMPANTERO - Domenica 22 agosto, in un magnifico mattino di sole, una piccola folla si riunisce in una vasta conca di prati verdi che si affaccia sulla valle, incorniciata dai monti e dominata dall'armoniosa cima del Rocciamelone. E' Costa Rossa, sono gli stessi prati verdi in cui 66 anni fa i partigiani della Formazione Stellina sconfissero due compagnie di SS.
Verso le 10 la folla si stringe attorno allo striscione dell'Arrivo. Cresce l'attesa, si moltiplicano le telecamere e le macchine fotografiche ansiose di catturare il Grande Momento. Ed ecco che compare la figura di un ragazzo che corre. E' stanco, ma il suo passo è ancora elastico e ogni suo movimento sprigiona una straordinaria vitalità. Porta una bandiera italiana sulle spalle e si avvicina sempre di più. Infine, con un ultimo balzo taglia il traguardo. E' Martin Dematteis, il campione italiano di corsa in montagna per la seconda volta.
Ma dopo i primi istanti di esultanza, il campione si guarda attorno. Che cosa sta aspettando? Chi cerca? Nel frattempo arrivano gli altri atleti, che Martin attende e saluta. Ma ancora si guarda attorno. E poi appare il suo fratello gemello, Bernard. Martin gli corre incontro e lo accompagna negli ultimi tratti. Bellissimo l'abbraccio che i due fratelli si scambiano al traguardo. Martin Dematteis ha dimostrato di essere un grande campione, non solo per la sua straordinaria performance sportiva, ma anche per la lealtà e la gentilezza che ha dimostrato verso gli avversari, per la spontaneità della sua dedica, alla fidanzata Letizia Titon, anche lei campionessa italiana, e a sua madre nel giorno del suo compleanno.
Molti dicono che la corsa in montagna è uno sport che dà a chi lo pratica il tempo per pensare. Forse per questo, forse perchè richiede grande impegno e fatica, forse perchè porta l'uomo a conoscere la durezza e lo splendore della montagna, a volte fa uscire il meglio delle persone. Martin ha dimostrato la bellezza dell'amore fraterno, ma molte sono state le storie che si sono intrecciate per un giorno sui sentieri partigiani. Il signor Sibona, ad esempio, ha dimostrato la tenacia e il coraggio di chi non cede: ha subito un delicato intervento al cuore ma non per questo ha rinunciato a fare il percorso della Stellina.
La storia che la corsa rievoca, l'impegno di tutti coloro che hanno riunito gli sforzi per renderla possibile, l'umanità e i valori che emergono nello sport, fanno della Stellina un tassello importante dell'identità culturale e storica di un popolo nato e cresciuto nello scenario incantevole delle montagne.

Da un articolo di Jenny Cuk, pubblicato su Luna Nuova, n. 60 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - Stellina: sport e memoria

SUSA - La ventiduesima edizione dello Stellina è stata un grande evento sportivo: per la prima volta prova finale del campionato italiano di corsa in montagna, ha raggiunto i 350 iscritti. Ha inaugurato percorsi nuovi, che toccano ben 4 comuni valorizzando alcuni dei luoghi più belli del territorio. Sabato 21 hanno corso le donne e le categorie juniores, da Novalesa a Bar Cenisio (Venaus); domenica 22 gli uomini sono partiti dall'arco di Augusto a Susa e sono saliti fino a Costa Rossa (Mompantero), a 1960 m di altitudine per 1450 m di dislivello.

La corsa è nata per ricordare i partigiani della divisione Stellina, che il 26 agosto 1944, sotto la guida del comandante Aldo Laghi, alias Giulio Bolaffi, riuscirono a sconfiggere due compagnie di SS dopo un'abile manovra di accerchiamento. Lo scontro fu ricordato come battaglia delle Grange Sevine.

Sabato 21 agosto, al comune di Mompantero, sindaci e autorità locali hanno reso onore ai partigiani. Erano presenti anche l'onorevole Nerio Nesi, anch'egli con un passato partigiano, e i figli di Giulio Bolaffi, Stella e Alberto, che, insieme a Don Gian Piero Piardi, presidente del comitato organizzatore del Memorial, hanno curato una seconda edizione de "Il partigiano ribelle", antologia dei diari del comandante Laghi. Il libro è stato consegnato ai partigiani, che a loro volta hanno consegnato ai diciottenni di Mompantero una copia della Costituzione, per simboleggiare il tramandarsi dei loro ideali di libertà, di pace e di uguaglianza.
Sono stati ricordati i combattenti caduti in battaglia, e i partigiani che per la prima volta sono mancati alle celebrazioni della Stellina. Anche domenica, al termine della corsa, le autorità hanno celebrato la battaglia là dove tutto si compì, a Costa Rossa. Di fronte al cippo innalzato in memoria dei partigiani erano presenti anche i rappresentanti dei partigiani francesi, i maquis. Uno di loro, Félix Personnaz, ha ricordato la volontarietà del sacrificio dei partigiani e lo spirito che li guidava: la difesa della dignità dell'uomo.

Quest'anno la manifestazione ha dato spazio anche alla sua stessa storia. Le sale del castello di Susa hanno ospitato una mostra fotografica, allestita con la collaborazione di Margherita Petrillo, che ripercorre 22 anni di corsa Stellina attraverso lo sguardo di due firme dei giornali locali: Claudio Rovere di Luna Nuova e Carlo Ravetto della Valsusa. Le loro foto raccontano gli atleti, gli aneddoti, le emozioni, i paesaggi, che dal bianco e nero, al colore, al digitale raccontano con volti diversi l'anima inconfondibile della Stellina.

Il Memorial Stellina rappresenta anche la storia personale di chi tanto ha fatto perchè avesse luogo. Venerdì 20, in occasione dell'inaugurazione della mostra fotografica, le autorità locali, insieme ai rappresentanti della Fidal e agli organizzatori don Piardi, Adriano Aschieris e Paolo Germanetto dell'Atletica Susa, hanno ricordato Mario Pisano, giornalista Rai per anni coordinatore organizzativo della Stellina, scomparso due anni fa.

Ma la Stellina non è solo storia: nei discorsi delle autorità è emerso spesso il tema dei giovani. A loro è destinato il dono del ricordo, a loro spetta ora di correre sui sentieri della resistenza e della libertà.

Da un articolo di Jenny cuk, pubblicato su Luna Nuova, n. 60 anno 2010.
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Ci scusiamo con i lettori di OltreRocciamelone, ma a causa di un problema tecnico, al momento non ci è possibile inserire il video sulla Stellina.

[OltreRocciamelone] - Ripristino del Sentiero dei Franchi nel Parco Gran Bosco

Il Sentiero dei Franchi sta poco a poco tornando al suo antico splendore, in questo 2010 che segna il suo trentesimo anno di vita e, auspicabilmente, la fine di un periodo di difficoltà e parziale abbandono.

Il Parco del Gran Bosco e il Consorzio Forestale Alta Valle Susa hanno da poco terminato una notevole opera di ripristino su un tratto consistente del sentiero, che va Salbeltrand al Frais: circa 9 km, quasi un sesto dell’intero tracciato. Gli stessi enti avevano già provveduto a ripristinare l’area tra Oulx e Salbeltrand, quindi al momento quella che viene identificata come prima tappa del sentiero (da Oulx al Frais) è agibile e ben curata.

Con i primi interventi, che risalgono al 2006, grazie ai fondi ottenuti nell’ambito di un Piano di Sviluppo Locale promosso da Gal Escarton e Valli Valdesi, il tratto del Sentiero dei Franchi tra Oulx-Gad e Salbeltrand, detto anche Viò du sarazin, è stato pulito da alberi, arbusti e detriti provenienti da frane, è stato munito di segnavia, bacheche, cartelli e di varie aree pic-nic, i tratti più ripidi e i corsi d’acqua sono stati messi in sicurezza.

Tuttavia, il tratto tra Salbeltrand e il Frais versava ancora in condizioni davvero gravi. Dal 2000 allo scorso autunno, le piogge hanno provocato lo straripamento dei torrenti della zona di Exilles, che hanno allagato il sentiero, portandone via un pezzo ogni anno. Fino a qualche anno fa, il Parco provvedeva a ripristinare alla meglio il sentiero, cercando contemporaneamente di impedire l’eccessivo espandersi dei letti dei torrenti, ma dal 2008 i danni causati da questi dissesti idrogeologici sono diventati così ingenti che non è più stato possibile ripararli. Erano ormai due anni che tra le borgate di Sapé e Brusà, sopra Exilles, il Sentiero dei Franchi era chiuso, impraticabile.

Oggi questa parte del tracciato è tornata percorribile grazie a un vigoroso intervento che ne ha cambiato il corso: mentre prima il Sentiero passava proprio davanti alle case della Brusà, ora si imbocca circa 200 m più in alto. Nel tratto tra Sapé e Brusà il sentiero è stato completamente ritracciato. È stata inoltre costruita una passerella sul rio Baccon.

Il Sentiero dei Franchi è molto importante per il parco Gran Bosco: a parte la strada dell’Assietta, che però corre in cresta, è l’unico sentiero che attraversa in quota tutto il parco, offrendone una panoramica completa. L’itinerario è reso piacevole dalla varietà della flora e della fauna e dall’ambiente selvaggio, lontano dalle zone più frequentate e turistiche.

Il ripristino di tutto il tratto di competenza del Parco Gran Bosco rappresenta un importante passo avanti verso una valorizzazione globale dell’intero Sentiero dei Franchi.

Da un articolo di Jenny Cuk, pubblicato su Luna Nuova, n. 58 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Forte di Exilles: dieci anni di apertura e tanti progetti per il futuro

Formento - Coppola - Audisio
L’8 luglio 2010 il forte di Exilles ha compiuto 10 anni di apertura al pubblico. La ricorrenza ha dato modo alle istituzioni di riflettere su passato, presente e futuro di questa grande risorsa. Per questo motivo, mercoledì 28 luglio si è tenuta una conferenza stampa al Museo Nazionale della Montagna, alla quale sono intervenuti Michele Coppola, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Daniela Formento, direttrice del settore cultura-turismo-sport della Regione, Aldo Audisio, direttore del Museo Nazionale della Montagna, e Michelangelo Castellano, sindaco di Exilles.

Il forte fu abbandonato nel 1943 e nel 1978 la Regione lo acquisì dal Demanio Militare. Dal 1993 cominciò una collaborazione tra la Regione e il Museo Nazionale della Montagna del Cai Torino, e ancora oggi questi due enti gestiscono congiuntamente il forte. Aldo Audisio spiega che la loro missione è stata quella di inventare una nuova formula di gestione, che facesse rivivere una fortezza storica in un modo nuovo, sempre attento alla collaborazione con il territorio e con la realtà circostante.

Nel corso degli anni, il forte è stato dotato di due aree museali permanenti, ha ospitato numerose mostre temporanee, ed è stato sede di molti eventi (tra cui la rassegna “Assedio”, che è stata riproposta anche quest’estate) rivolti a un pubblico molto vario. In un decennio ha ricevuto circa 400 mila visite.

Oggi sono in corso i lavori per la costruzione di un ascensore, che, secondo il direttore Audisio, sarà un nodo fondamentale per la struttura, perchè consentirà di accedere al forte 365 giorni all’anno senza più problemi causati dalla neve. L’ascensore dovrebbe essere ultimato nella primavera 2011, e una volta chiuso quel cantiere è possibile che inizino i lavori per la sistemazione del piazzale del forte. “In questo caso bisognerebbe migliorare anche la viabilità, a cominciare dall’accesso alla statale, al momento pericoloso”, nota il sindaco Castellano, che spera che il comune possa collaborare attivamente alla decisione dei prossimi lavori.

Ci sono poi vari altri punti che necessiterebbero una sistemazione, ma, osserva l’assessore Coppola, gli interventi vanno pianificati non solo in base alle esigenze più immediate, ma soprattutto pensando agli anni a venire, in modo da trovare soluzioni veramente risolutive.

La posta in gioco è alta: si tratta di trovare il modo migliore per investire ulteriori risorse nella valorizzazione di una struttura di pregio come quella del forte, per far sì che acquisisca sempre più un carattere suo peculiare e allo stesso tempo si inserisca profondamente e armonicamente nel contesto regionale, nazionale e internazionale. La Regione vuole quindi lanciare un concorso, per raccogliere idee nuove e premiare le migliori. Il bando uscirà probabilmente a settembre.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 58 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Cani: tutela e prevenzione contro rabbia e leishmaniosi

PIEMONTE - Le problematiche legate agli animali non vanno mai prese sottogamba, come purtroppo spesso accade. Sono tristemente note le questioni legate all’abbandono, ma in questi mesi estivi non sono l’unico punto sul quale è bene essere informati per prenderci cura al meglio dei nostri amici a quattro zampe.

In particolare, vanno segnalati due problemi dei quali i proprietari di cani devono essere consapevoli. Il primo è che dal 10 giugno 2010 è entrata in vigore nell'area dell'Asl TO3 un’ordinanza regionale di pre-allerta per la rabbia, dal momento che in Triveneto sono stati segnalati casi di questa malattia.

L’ordinanza prevede che i cani trovati vaganti devono essere tenuti in osservazione sanitaria nel canile pubblico per 10 giorni. Dopodichè, una volta che vengono rilasciati al proprietario, viene somministrata la vaccinazione contro la rabbia.

I proprietari di cani, quindi, devono fare attenzione a non lasciare scappare i loro animali, perchè oltre ai 60 Euro di multa al comune, che sono la prassi usuale per i cani trovati vaganti, dovranno pagare anche una cifra di circa 114 Euro per la degenza obbligatoria del cane al canile pubblico.

Il secondo problema consiste nel fatto che negli ultimi tempi sono stati segnalati nell’area dell’Asl TO3 dei casi di leishmaniosi. Si tratta di una malattia diagnosticata solitamente sui cani. Il dottor Vincenzo Fedele, direttore del servizio veterinario di epidemiosorveglianza sovrazonale dell’Asl TO3, spiega che per prevenire la leishmaniosi i proprietari dei cani “dovrebbero adottare tutti quei prodotti repellenti nei confronti degli insetti vettori che trasmettono la patologia. Oggi esistono collari repellenti, soluzioni da cospargere lungo il corpo, tutti contro gli insetti che potrebbero trasmettere la malattia”.

La leishmaniosi può colpire anche l’uomo, se non curata per tempo può portare anche a morte. Invece, se viene diagnosticata per tempo, si può curare.

Enrica Giai, presidente del Gruppo Amici Animali Val di Susa, afferma: “Le cure per la leishmaniosi sono molto costose. In questo caso, come in quello della profilassi antirabbica, sono fondamentali la prevenzione e l’informazione”.

Il rispetto e la cura per i nostri animali non devono mai venire meno, come dice Enrica Giai: “Quando noi siamo sotto le macerie, quando stiamo per annegare, quando siamo sotto una valanga, quando dobbiamo trovare una fuga di gas, quando c’è un bambino diversamente abile o un non vedente, gli animali ci aiutano, non ci abbandonano. Allora a nostra volta dobbiamo tutelarli e rispettarli sempre”.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 57 anno 2010
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[OltreRocciamelone] Tsamin Francoprovensal: il viaggio finisce...?

SUSA (TO) – Sabato 24 luglio si è concluso dove era iniziato, al castello di Susa, Lou Tsamin Francoprovensal, il viaggio attraverso il territorio di lingua francoprovenzale intrapreso da Marco Rey e dai membri dell’associazione Tsambra Francoprovensal insieme ai colleghi occitani dell’associazione Chambra d’Òc.

I camminatori hanno percorso più di 500 km attraverso le Alpi italiane, francesi e svizzere. Secondo Marco Rey il bilancio di questa esperienza è assolutamente positivo: hanno attraversato posti magnifici e svolto un’azione di promozione e recupero della lingua francoprovenzale che ha avuto un ampio riscontro tra la gente e tra i media.

La linguista Teresa Geninatti racconta che, intervistando i parlanti, è emerso che ci sono zone dove il francoprovnzale è ancora molto vivo, e altre zone, in particolare sul versante francese, nelle quali la lingua si è quasi persa del tutto. A dare speranza, raccontano i camminatori, è stato l’interesse che molti giovani, anche nelle zone dove il francovenzale non si trova quasi più, hanno dimostrato verso la possibilità di riappropriarsi delle proprie radici e della lingua francoprovenzale.

Com’è naturale in un viaggio di 28 giorni, non sono mancate le difficoltà, tra cui la caduta del fotografo del gruppo, Carlo Ravetto, che per fortuna non ha avuto gravi conseguenze, o i momenti di crisi di alcuni membri del gruppo, che però hanno finito per aumentarne la compattezza e la solidarietà.

La domanda che viene subito in mente vedendo questi viaggiatori temprati dal sole e dall’aria montana è: cosa faranno ora che sono tornati? In effetti, ammette Marco Rey, “ci mancherà il cammino. La cosa più bella era l’alba: alzarsi, riempire lo zaino e camminare”.

Ai camminatori francoprovenzali, comunque, non mancano certo i progetti: forti della loro esperienza, i membri dell’associazine Tsambra Francoprovensal cureranno una guida, per rendere l’itinerario inaugurato quest’anno un percorso turistico. La linguista Teresa Geninatti elaborerà con il materiale linguistico due ricerche, che porteranno alla pubblicazione di due libri, il primo forse già a dicembre di quest’anno. Elisa Nicoli ricaverà un documentario dalle 24 ore di materiale video che ha girato lungo il viaggio, mentre Marzia Rey pubblicherà il suo diario di viaggio.

Il tutto sempre a favore della lingua francoprovenzale, come spiega Marco Rey: “Oggi in molti vanno a cercare le minoranze linguistiche negli altri continenti, per registrarle prima che si estinguano, senza accorgersi che noi qui abbiamo una lingua, che rischia di morire. Una cosa che mi ha fatto male è vedere che molte comunità, specialmente francesi, vedono la lingua francoprovenzale come un fatto di folklore o di ricostruzione storica. Per noi non è così. Per noi è una realtà viva, e abbiamo cercato di dimostrarlo”.

Guarda il video con il canto che i camminatori hanno intonato prima di partire davanti al castello di Susa:
clicca [qui].

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 57, anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Lou Tsamin Francoprovensal: sui passi della lingua francoprovenzale

SUSA – Il 27 giugno, nell’alba di una giornata di sole, il gruppo di camminatori dello Tsamin Francoprovensal ha cominciato il suo lungo viaggio per i monti italiani, francesi e svizzeri.
Dove corre il loro cammino, l’aria pura delle montagne si colora di parole. Parole antiche, mai dimenticate. Parole che questi viaggiatori vogliono vive.

Gli otto componenti della spedizione fanno parte dell’associazione Chambra D’Òc e della sua sessione francoprovenzale chiamata Tsambra Francoprovensal. Occitani e Francoprovenzali si sono uniti per contribuire alla conoscenza della lingua francoprovenzale, in un itinerario ricco di storia e tradizione, ma anche di grande bellezza dal punto di vista paesaggistico.

Il sindaco Gemma Amprino ha salutato i camminatori al castello di Susa: “Sono felice e onorata che Lou Tsamin Francoprovensal parta da Susa e a Susa ritorni”.
Hanno accompagnato i viaggiatori gli uomini del soccorso alpino di Susa, e più di trenta persone unite dall’amore per una lingua che sentono come parte integrante della propria identità culturale. Anche per le prossime tappe sono attesi numerosi partecipanti, attratti dalla possibilità di scambiare le proprie storie e dal fascino della montagna.
Lasciata Susa dopo un paio di canti “inaugurali”, il gruppo si è diretto a Novalesa e di lì ha proseguito per il Moncenisio, dove è giunto nel tardo pomeriggio: una camminata di 16 km per 1250 m di altitudine.

Marco Rey, responsabile della Tsambra, spiega: “L’itinerario, lungo 500 km, tocca i luoghi dove è ancora viva la parlata franco-provenzale. É un percorso ad anello, un giro simbolico dell’area francoprovenzale, che è molto più ampia. Abbiamo scelto una delle zone più belle d’Europa. Inoltre Susa, coi paesi limitrofi, è una delle roccaforti del francoprovenzale. La partecipazione della gente è notevole: sabato, alla festa al castello di susa per l’inizio dello Tsamin, c’erano più di 400 persone. Tutti i giorni saremo ricevuti da comuni e associazioni locali. Faremo delle veillées, delle veglie in cui le persone ci racconteranno del loro paese e della loro tradizione”.

Una linguista, Teresa Geninatti, raccoglierà le testimonianze per registrare le varianti e per trovare alla fine un sistema di scrittura unificato. Verrà compilato un diario di viaggio, che al termine del percorso potrà diventare un libro e che giorno per giorno viene pubblicato sulla pagina facebook dello Tsamin, grazie a Marzia Rey. Inoltre, la documentarista Elisa Nicoli gira video che diventeranno un documentario. Già il primo giorno sono state realizzate molte interviste in francoprovenzale.

 Questi viaggiatori dello Tsamin Francoprovensal non vogliono vivere nel passato, ma vogliono che il passato faccia parte del loro futuro. Non sfuggono all’innovazione, ma con essa trasmettono la loro tradizione. Detta in francoprovenzale, la frase “Vou éspètèn a la tapa d’eummeun”, vi aspettiamo alla tappa di domani, assume un nuovo significato.




Per ascoltare l'intervista a Marco Rey prima dell'inizio del cammino, clicca [qui].



Per ascoltare l'intervista a Peyre Anghilante al termine della prima tappa, clicca [qui].



Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova n.49 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - 13 nuovi musicisti per la banda di Mompantero

MOMPANTERO (TO) – La banda di Mompantero cresce e diventa allo stesso tempo sempre più giovane, grazie all’ingresso di 13 nuovi musicisti. Si chiamano Francesco Belmondo, Onorino Bianco Dolino, Sabrina Bianco Dolino, Loris Bruno, Luca Bruno, Tiziana Bruttomesso, Chiara Caffo, Lorenzo Durbiano, Giovanna Anita Peirone, Giorgia Piombino, Mauro Marco Piombino, Emiliano Salino, Fabrizio Zuccotti. Dieci di loro hanno meno di 15 anni.

Tutti e 13 hanno compiuto un percorso che ha richiesto loro impegno e dedizione. Hanno seguito il corso di orientamento musicale di tipo bandistico della Provincia di Torino, della lunghezza di tre anni, che si è tenuto nel comune di Mompantero sotto la guida del maestro responsabile Gianluca Calonghi (clarinetto e sax), e dei maestri Lorenzo Bonaudo (tromba, trombone, euphonium) e Fabienne Liuzzo (flauto traverso).

(per continuare a leggere clicca sotto su [qui])

[OltreRocciamelone] - Mompantero: digitale terrestre ed energia pulita

MOMPANTERO (TO) – Due novità “tecnologiche” nel comune di Mompantero.
La prima riguarda in realtà il recupero di un ritardo tecnologico: è finalmente stato attivato in tutto Mompantero il digitale terrestre.

Quando, nel settembre 2009, in tutto il Piemonte ci fu il passaggio da analogico a digitale, le frazioni San Giuseppe, Trinità, Pietrastretta e Marzano, cioè la metà del comune di Mompantero, rimasero oscurate. Il comune aveva un ripetitore in località Brunetta, ma poiché funzionava ancora in analogico non poteva più trasmettere il segnale che riceveva dal ripetitore di Pampalù, già passato al digitale.

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[OltreRocciamelone] - Exilles: con gli Alpini per ricordare la battaglia di Monte Nero

Domenica 13 giugno Exilles è stato il nido delle Penne Nere, incastonato tra le Alpi con il suo forte maestoso: si è tenuto il 16° raduno sezionale e l’incontro dei reduci del 3° Reggimento Alpini.

E' stata commemorata la battaglia del Monte Nero, che ha ispirato poesie e un famoso canto degli alpini, Monte Nero [qui] 

Insieme agli alpini dell’ANA Val Susa, erano presenti molte altre sezioni piemontesi, la Protezione Civile e numerose rappresentanze: per fare alcuni esempi, c’erano i bersaglieri, i granatieri di Sardegna, i carabinieri, la polizia, i marinai, e anche alpins e chasseurs alpins di Chambery e Briançon.

Un mare di gagliardetti e stendardi hanno colorato la sfilata partita dal piazzale del forte e diretta alla piazza del paese per omaggiare il monumento dedicato agli alpini. La fanfara della sezione Val Susa ha accompagnato la cerimonia con le musiche che ancora oggi fanno battere il cuore degli italiani che sanno chi e che cosa li hanno resi tali.

Hanno preso la parola Giancarlo Sosello, presidente della sezione ANA Val Susa, il comandante del distaccamento 3° reggimento Alpini, il maresciallo cavalier Rosatelli, reduce novantaseienne del battaglione Exilles, il consigliere regionale Gian Luca Vignale, il presidente della Comunità Montana Val Susa e Val Sangone Sandro Plano, il consigliere nazionale ANA Mauro Gatti, il generale degli alpini Giorgio Blais e il sindaco di Exilles Michelangelo Castellano. Infine è stata celebrata la messa, che si è conclusa con la “preghiera dell’alpino”.

I discorsi delle autorità hanno messo in luce tre punti fondamentali. Il primo è, come si diceva, la commemorazione della battaglia del Monte Nero, avvenuta nel 1915 e passata alla storia come vittoria talmente brillante da far dire al nemico: “giù il cappello davanti agli alpini!”. Il Monte Nero, in Istria, era un punto di grande importanza strategica ed era occupato dalle truppe austro-ungariche. Il generale Etna stabilì che doveva essere conquistato ed affidò l’incarico ai battaglioni di Exilles e di Susa. Il monte aveva pareti impervie, quindi i nemici non erano molto numerosi, perchè un assalto era considerato un’impresa quasi impossibile. Gli alpini puntarono quindi sul fattore sorpresa. Coperti da un’azione sviatoria condotta dal battaglione Susa, gli alpini del battaglione Exilles, con poco equipaggiamento al di fuori di un sacco di terra ciascuno come riparo d’emergenza, compirono una straordinaria impresa alpinistica. Nella notte del 16 giugno scalarono 800 metri di dislivello e attaccarono energicamente le truppe austro-ungariche. Le perdite furono limitate, ma persero la vita due giovani ufficiali che ancora oggi sono ricordati per il loro valore: Alberto Picco e Valerio Vallero.

Le autorità hanno poi ricordato gli alpini caduti sia nelle guerre del passato sia in quelle più recenti. Diverse sono state le riflessioni sul presente e sul futuro degli alpini, in particolare per quanto riguarda le attuali missioni di peace-keeping all’estero. Si tratta di un tema complesso. Il generale Blais, dalla grande esperienza militare e accademica internazionale, interrogato da Luna Nuova su questo argomento, dice: “Io non accetto la definizione di missione di pace: i soldati sono addestrati per fare la guerra. Come diceva Vegezio, se vuoi la pace, prepara la guerra: i nostri contingenti all’estero non fanno missioni di pace, ma per la pace”.

Il terzo punto emerso dai discorsi è la stima e l’affetto che tutti nutrono per gli alpini, presenze vicine ai cittadini, portatori di valori intramontabili.

Così sono gli alpini, solenni ma anche festosi e camerateschi, testimoni di un tempo che fu ed amici di sempre delle nostre montagne e della nostra gente.

Guarda le foto dell'evento nell'album OR [qui]

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova n. 45 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Memorial Stellina 2010

Importanti novità caratterizzeranno l’edizione 2010 del “Memorial Partigiani Stellina Valsusa”, la corsa in montagna internazionale che dal 1989 chiama l’Italia e il mondo a ricordare i valori della Resistenza e a condividere un momento di sano spirito sportivo nella bella cornice della nostra Valle.

Giunta alla sua ventiduesima edizione, la Stellina fa parte delle gare “top” della Fidal (Federazione Italiana Atletica Leggera) ed è la prima corsa in montagna al mondo ad aver ricevuto il patrocinio della IAAF (Intenational Association of Athletics Federations). E non è tutto. Quest’anno non solo la Stellina manterrà il suo status di competizione internazionale, ma sarà anche la prova finale del Campionato Italiano Assoluto, terzo e conclusivo atto verso l’assegnazione dei titoli nazionali 2010.

Questa competizione, oggi famosa a livello mondiale, è nata per celebrare la battaglia delle Grange Sevine. Il 26 agosto 1944, in una conca sotto il Rocciamelone, i partigiani della Formazione Stellina, guidati dal filatelista Giulio Bolaffi, alias Comandante Laghi, riuscirono a sconfiggere ben due compagnie di SS. Ancora oggi la manifestazione ripercorre gli storici sentieri calcati dai partigiani.

La competizione si svolgerà come da tradizione su percorsi di sola salita, e quest’anno toccherà per la prima volta anche per la parte agonistica i comuni di Venaus e Novalesa, oltre che Susa e Mompantero.

Le gare saranno suddivise in due giorni. Sabato 21 agosto correranno le categorie donne (da Panere a Bar Cenisio) e juniores maschile e femminile (da Novalesa a Bar Cenisio). La categoria seniores maschile correrà invece domenica 22 agosto e quest’anno partirà da uno dei siti più significativi del territorio, l’Arco di Augusto a Susa, per giungere fino a Costa Rossa, dove verrà celebrata la messa e avrà luogo una manifestazione partigiana. Ciascuna giornata sportiva si concluderà con le cerimonie di premiazione al castello Marchesa Adelaide a Susa.

Sono in corso di organizzazione molte attività che arricchiranno la manifestazione, tra cui una “Giornata dello sport” volta a valorizzare le attività e le associazioni sportive locali, ma anche una mostra fotografica su questi 22 anni di Stellina. Verranno inoltre presentati un documentario realizzato dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza proprio sulla battaglia delle Grange Sevine e una nuova edizione, curata da don Gian Piero Piardi e da Stella Bolaffi Benuzzi, del libro “Un partigiano ribelle” che si avvale di testimonianze dirette di partigiani e dei diari del Comandante Laghi per raccontare una pagina della storia della Resistenza in Val di Susa.

Articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 36 del 2010.
Foto da asfalchi.it [qui]
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[OltreRocciamelone] - Il Sentiero dei Franchi

REPORTAGE: TRENT'ANNI SUL SENTIERO DEI FRANCHI
Passato, presente e futuro di uno dei tracciati più importanti della val di Susa

Il Sentiero dei Franchi è un tracciato lungo circa 60 km che percorre in quota la Val di Susa sulla destra orografica della Dora Riparia.
Si snoda tra Oulx e Sant’Ambrogio e collega cinque importanti centri spirituali: l’abbadia di Oulx, la certosa della Losa, la certosa di Monte Benedetto, la certosa di Banda e la sacra di San Michele.

Nato nel 1980 e curato fino a circa 10 anni fa dal Comitato per la Promozione del Sentiero dei Franchi, oggi rientra in gran parte nel territorio dei parchi Orsiera Rocciavrè e Gran Bosco.

Quest’anno il sentiero compie 30 anni. In quest’occasione bisogna cercare una risposta ad alcuni interrogativi molto importanti: in che condizioni si trova oggi il sentiero? Come ha avuto origine? Qual è il suo ruolo nell’economia del sistema dei sentieri della Valle? Qual è il suo effettivo peso storico?

Le condizioni

Per rispondere a queste domande, il primo passo è stato quello di percorrerne un tratto, nella fattispecie quello che collega Le Assiere (Meana) con Menolzio (Mattie). È emerso subito che il sentiero non si trova affatto in buone condizioni. Necessiterebbe di manutenzione e del rifacimento della segnaletica, a volte molto deteriorata, a volte del tutto assente, a volte fuorviante.

Il viandante si ritrova, in parecchi tratti del Sentiero dei Franchi, a percorrere una via spesso disagevole e, soprattutto se non è del posto e non ha una buona cartina, rischia molto facilmente di perdersi. Come mai questo sentiero tanto importante e famoso versa in queste condizioni? Per capirlo è necessario fare un passo indietro, fino alle sue origini.

Le origini

Cesare Olivero Pistoletto, presidente del comitato per la promozione del Sentiero dei Franchi, spiega: “Il Sentiero dei Franchi è nato su iniziativa della Pro loco di Gravere, di cui ero presidente, e della Pro loco di Meana. All’insaputa l’una dell’altra, orientati alla salvaguardia dell’ambiente, abbiamo programmato il ripristino dei sentieri che collegavano in quota Gravere con Meana”. In quel periodo si cominciò a pensare che il sentiero che collega in quota Gravere con Meana era quello usato anticamente dai monaci per raggiungere i cinque edifici religiosi tra Oulx e la sacra di San Michele, poi si cominciò a parlare del fatto che fu la stessa via percorsa da Carlo Magno e la sua armata nell’VIII secolo per andare a sconfiggere i Longobardi che si trovavano alla Chiusa.

Olivero Pistoletto spiega che col tempo l’attività per il ripristino del sentiero coinvolse più personalità e venne fondato il comitato, in cui c’era anche un rappresentante per ognuno dei 14 comuni toccati dal sentiero. In particolare, per quanto riguarda la parte storica, Mons. Severino Savi, allora presidente di Segusium, e il Prof. Giuseppe Ferrero di Novalesa condussero studi storici, e stabilirono che i primi a passare per il sentiero furono i Franchi, da qui l’origine del nome imposto al sentiero.

“I Franchi hanno soggiornato alla Chiusa per 36 anni e usavano i sentieri sulla destra orografica della Dora Riparia in quota, perchè più in basso era paludoso”, aggiunge Olivero Pistoletto.
In realtà, ancora oggi esistono vari dubbi e teorie sulla storia del sentiero: alcuni non credono che i Franchi passarono veramente di lì, altri ritengono che fosse una via usata soprattutto dai monaci e/o da astuti commercianti che cercavano di evadere le gabelle.

Sicuramente, si tratta di un cammino storico, ricco di flora e fauna e di paesaggi mozzafiato, che attirava turisti anche da molto lontano, premiando così gli sforzi dei membri del comitato. Il Cav. Olivero Pistoletto racconta: “Abbiamo lavorato per due anni il sabato e la domenica per riaprire questo sentiero, con la collaborazione del Consorzio Forestale dell’Alta Valsusa”. Venivano organizzate giornate di sensibilizzazione ecologica che coinvolgevano i volontari e le scuole.

Oggi gran parte del sentiero fa parte dei parchi, e in questi tratti il comitato non può più intervenire, mentre compie ancora sporadiche azioni di volontariato nelle zone che rimangono al di fuori dei due parchi.

Problemi e soluzioni

Come si può evitare che il sentiero dei Franchi si perda?

Elio Giuliano, guardia parco dell’Orsiera-Rocciavré, spiega che esiste un PSR (Programma di Sviluppo Rurale) per i sentieri, cioè dei fondi per il restauro dei sentieri: il parco Orsiera ha presentato alla Provincia una serie di proposte, tra cui una relativa al Sentiero dei Franchi, ma la Provincia ha deciso di finanziare il Giro dell’Orsiera e i sentieri collegati. In realtà molti tratti dei due percorsi coincidono, per cui la maggior parte della sezione del Sentiero dei Franchi tra dalle Assiere a Pian dell’Orso verrà rimessa in sesto a livello di manutenzione e segnaletica. Rimarranno fuori dall’intervento i tratti che vanno dalle Assiere verso Madonna della Losa e da Pian Dell’Orso verso la sacra di San Michele, perchè non fanno parte del parco.

Il primo grande problema, dunque, è proprio la manutenzione. Innanzitutto, i parchi stessi possono avere difficoltà nel trovare i fondi necessari al ripristino dei sentieri. Poi ci sono i tratti che non rientrano in nessun parco: chi dovrebbe occuparsene? “E’ un mistero” risponde Giuliano “perchè non esiste un ente preposto ai sentieri e generalmente i comuni non hanno le risorse necessarie per occuparsene. A volte ci sono degli interventi pubblici, ma sono a singhiozzo, nel senso che a volte arrivano dei soldi, si interviene per alcuni anni e poi non si interviene più. E questo è un grosso problema perchè alla fine, di fatto, i sentieri spariscono”. Un altro problema del Sentiero dei Franchi è che adesso, con la nuova normativa regionale, è stato istituito un catasto dei sentieri. Solo i sentieri che rientrano in questo catasto regionale possono essere finanziati con soldi pubblici: “Ogni tratto di sentiero ha un numero, quindi, come tutti gli altri, il Sentiero dei Franchi non ha un numero solo, ma una dozzina di numeri. Ciò che fa fede sono i singoli numeri, e non che il Sentiero dei Franchi sia un unico tracciato”. Quindi diventa difficile che il Sentiero dei Franchi possa essere oggetto di un intervento di manutenzione unitario e specifico.

Inoltre, la segnalazione di un sentiero è un lavoro lungo, che deve essere fatto da esperti: calcolando i tempi di avvicinamento, si può stimare che per un’ora di cammino ci vuole una giornata di lavoro.

Un altro problema, secondo Giuliano, è legato ai posti-tappa. Il sentiero ne prevede tre: Oulx - Frais, Frais – Gravio, Gravio – Sacra di San Michele. Le tappe, dice il guardia parco, sono troppo lunghe, possono essere adatte a persone molto sportive, ma non alle famiglie: “mancano posti dove fermarsi lungo il percorso”.

Eppure il Sentiero dei Franchi è importante per il parco: “Nel tratto tra Pra La Grangia e il Rifugio Valgravio il Sentiero dei Franchi coincide grossomodo con i confini del parco. È molto utile per i collegamenti: permette molti percorsi ad anello”.

Una possibile soluzione per la salvaguardia del Sentiero, secondo Olivero Pistoletto, potrebbe essere l’unificazione dei parchi Gran Bosco e Orsiera Rocciavré (oltre che i parchi della Val Troncea e dei Laghi di Avigliana) in un unico parco delle Alpi Cozie, di cui si è parlato negli ultimi tempi. In questo modo il sentiero potrebbe avere meno divisioni a livello di gestione amministrativa. Ma, secondo Giuliano, l’unificazione dei parchi “Sembrava una cosa imminente, poi, dopo il cambio di amministrazione regionale la cosa non sembra più prioritaria, ma non si sa ancora nulla di ufficiale. I parchi hanno problemi molto diversi tra loro, un ente così grande e così diviso territorialmente sarebbe difficile da amministrare.”

Speriamo comunque che vengano presto promosse iniziative per salvare questo sentiero così ricco di storia e di natura, che potrebbe tornare ad essere uno dei fiori all’occhiello della Val di Susa.

Da un articolo scritto da Jenny Cuk (alias Jenny Ponzo) e pubblicato su Luna Nuova, n. 33, anno 2010
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