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[OltreRocciamelone] Trekking sul Sentiero dei Franchi

Abbiamo ricevuto notizia di un trekking di tre giorni sul Sentiero dei Franchi, il 6-8 luglio 2012, tra Oulx e la Sacra di San Michele. Ecco il volantino:


Per ulteriori info: www.camminarelentamente.it

[OltreRocciamelone] - La 1000 km in carrozza passa da Novalesa

NOVALESA - Primo settembre, una piccola colonna di carrozze percorre la strada per Novalesa, mentre le ombre si allungano nella luce dorata del tardo pomeriggio. E' la quarta edizione della 1000 km in carrozza, che quest'anno si svolge sull'itinerario Milano-Parigi, passando per il valico del Moncenisio lungo l'antica via francigena.
La 1000 km è organizzata dall'associazione Avela (Amatori Veneti Emiliani Lombardi Attacchi) in collaborazione con il Gia (Gruppo Italiano Attacchi), che sul suo sito documenta le tappe del viaggio.
Quest'anno gli attacchi partecipanti sono tre, poiché ai due che hanno preso parte anche alle edizioni passate, si è aggiunto dalla Sicilia il marchese Tommaso Gargallo di Castel Lentini.

Qual è la missione di questa piccola carovana? Silvana Fasoli spiega "La nostra associazione, Avela, si occupa di turismo equestre: noi ci muoviamo in carrozza per visitare paesi e città. E' un modo di viaggiare più  tranquillo, e poi permette di osservare. Noi cerchiamo sempre di evitare statali e grandi strade, scopriamo angoli nascosti e la nostra velocità, se così si può dire, ci permette di cogliere particolari di cui è impossibile accorgersi in macchina".

Al termine di una giornata di cammino i viaggiatori giungono a Novalesa, e i cavalli possono finalmente riposare nella loro stalla itinerante, dove li attendono gli altri esemplari con cui si danno il cambio ogni 35 km. La prima settimana, spiega ancora Silvana Fasoli, è di assestamento: anche se sono stati preparati, i cavalli devono abituarsi ad un'escursione che non dura solo un giorno, come di solito. Il percorso di quest'anno è particolarmente impegnativo: in realtà i km non sono 1000, ma 1240, "inoltre le Alpi sono un grosso ostacolo e anche in Francia avremo molti rilievi da superare. Gli anni passati abbiamo fatto percorsi un po' più semplici proprio per prepararci alla Milano-Parigi, che un tempo era un itinerario classico".

Per Novalesa il passaggio di queste carrozze è un tuffo nel tempo: questo percorso veniva calcato da uomini e cavalli già più di mille anni fa. A Novalesa le carrozze si fermavano e venivano smontate. I marrons si caricavano i pezzi e le portantine dei nobili sulle spalle, e li conducevano fino a Lanslebourg, da dove i viaggiatori proseguivano per Parigi. Poi però Napoleone fece costruire la strada che oggi è la statale, e Novalesa perse la sua centralità come luogo di transito e stazione di posta. Dice il sindaco Ezio Rivetti: "Siamo felici dell'arrivo di queste carrozze, perchè per noi è come una rievocazione storica di ciò che Novalesa è stata fino ai tempi napoleonici".

Dopo aver trascorso la giornata di giovedì a Novalesa, i viaggiatori si incamminano venerdì mattina sulla strada per il Moncenisio. L'arrivo a Parigi è previsto per il 19 settembre.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 62 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - La Losa e la sua Certosa in mostra

GRAVERE (TO) - La certosa della Losa, che fu il primo insediamento dei moanci certosini in Italia, è stata tra l'8 e il 22 agosto la sede di una mostra intitolata "La Losa e la sua certosa".

L'organizzatore, Cesare Olivero Pistoletto, spiega: "Ho proposto l'idea della mostra a don Enzo Calliero, dopo che la famiglia Tenivella mi ha proposto di esporre nella certosa un quadro invernale della Losa dipinto da Giuseppe Pognante.Don Enzo ha messo a disposizione lo spazio per la mostra, che è stata allestita con la collaborazione di alcuni volontari locali".

Hanno partecipato numerosi artisti valusini, nomi noti e volti nuovi, per un totale di 35 opere tra dipinti, disegni e incisioni. L'esposizione ha coperto quasi un secolo di iconosgrafia relativa alla Losa e alla certosa: l'opera più antica è del 1920, la più recente del 2010. Si è tenuta presso la cappella, dotata di affreschi gotici e di un campanile romanico.

La mostra ha attirato un pubblico numeroso e ha messo in risalto una pittoresca frazione montana ricca di storia.
Si pensa che il nome della Losa derivi da un antico dolmen, poi sostituito da un tempietto romano. In seguito, La Losa divenne per più di un secolo sede di un monastero benedettino. Verso l'anno 1000 passò sotto il controllo della marchesa Adelaide, poi, nel XII secolo, un gruppo di monaci certosini provenienti dalla Grande Chartreuse di Grenoble si stabilì alla Losa, trovandovi la pace e la solitudine che l'ordine predilige. Tuttavia, già alla fine del secolo questa tranquillità venne meno, forse a causa dell'eccessiva vicinanza della città di Susa, così i certosini si trasferirono a Montebenedetto. Oggi poco rimane dell'insediamento certosino, ma La Losa continua ad essere un sito affascinante, un'amena frazione di montagna e un luogo di villeggiatura per molte famiglie.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 59 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Ripristino del Sentiero dei Franchi nel Parco Gran Bosco

Il Sentiero dei Franchi sta poco a poco tornando al suo antico splendore, in questo 2010 che segna il suo trentesimo anno di vita e, auspicabilmente, la fine di un periodo di difficoltà e parziale abbandono.

Il Parco del Gran Bosco e il Consorzio Forestale Alta Valle Susa hanno da poco terminato una notevole opera di ripristino su un tratto consistente del sentiero, che va Salbeltrand al Frais: circa 9 km, quasi un sesto dell’intero tracciato. Gli stessi enti avevano già provveduto a ripristinare l’area tra Oulx e Salbeltrand, quindi al momento quella che viene identificata come prima tappa del sentiero (da Oulx al Frais) è agibile e ben curata.

Con i primi interventi, che risalgono al 2006, grazie ai fondi ottenuti nell’ambito di un Piano di Sviluppo Locale promosso da Gal Escarton e Valli Valdesi, il tratto del Sentiero dei Franchi tra Oulx-Gad e Salbeltrand, detto anche Viò du sarazin, è stato pulito da alberi, arbusti e detriti provenienti da frane, è stato munito di segnavia, bacheche, cartelli e di varie aree pic-nic, i tratti più ripidi e i corsi d’acqua sono stati messi in sicurezza.

Tuttavia, il tratto tra Salbeltrand e il Frais versava ancora in condizioni davvero gravi. Dal 2000 allo scorso autunno, le piogge hanno provocato lo straripamento dei torrenti della zona di Exilles, che hanno allagato il sentiero, portandone via un pezzo ogni anno. Fino a qualche anno fa, il Parco provvedeva a ripristinare alla meglio il sentiero, cercando contemporaneamente di impedire l’eccessivo espandersi dei letti dei torrenti, ma dal 2008 i danni causati da questi dissesti idrogeologici sono diventati così ingenti che non è più stato possibile ripararli. Erano ormai due anni che tra le borgate di Sapé e Brusà, sopra Exilles, il Sentiero dei Franchi era chiuso, impraticabile.

Oggi questa parte del tracciato è tornata percorribile grazie a un vigoroso intervento che ne ha cambiato il corso: mentre prima il Sentiero passava proprio davanti alle case della Brusà, ora si imbocca circa 200 m più in alto. Nel tratto tra Sapé e Brusà il sentiero è stato completamente ritracciato. È stata inoltre costruita una passerella sul rio Baccon.

Il Sentiero dei Franchi è molto importante per il parco Gran Bosco: a parte la strada dell’Assietta, che però corre in cresta, è l’unico sentiero che attraversa in quota tutto il parco, offrendone una panoramica completa. L’itinerario è reso piacevole dalla varietà della flora e della fauna e dall’ambiente selvaggio, lontano dalle zone più frequentate e turistiche.

Il ripristino di tutto il tratto di competenza del Parco Gran Bosco rappresenta un importante passo avanti verso una valorizzazione globale dell’intero Sentiero dei Franchi.

Da un articolo di Jenny Cuk, pubblicato su Luna Nuova, n. 58 anno 2010
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[OltreRocciamelone] - Forte di Exilles: dieci anni di apertura e tanti progetti per il futuro

Formento - Coppola - Audisio
L’8 luglio 2010 il forte di Exilles ha compiuto 10 anni di apertura al pubblico. La ricorrenza ha dato modo alle istituzioni di riflettere su passato, presente e futuro di questa grande risorsa. Per questo motivo, mercoledì 28 luglio si è tenuta una conferenza stampa al Museo Nazionale della Montagna, alla quale sono intervenuti Michele Coppola, assessore alla cultura della Regione Piemonte, Daniela Formento, direttrice del settore cultura-turismo-sport della Regione, Aldo Audisio, direttore del Museo Nazionale della Montagna, e Michelangelo Castellano, sindaco di Exilles.

Il forte fu abbandonato nel 1943 e nel 1978 la Regione lo acquisì dal Demanio Militare. Dal 1993 cominciò una collaborazione tra la Regione e il Museo Nazionale della Montagna del Cai Torino, e ancora oggi questi due enti gestiscono congiuntamente il forte. Aldo Audisio spiega che la loro missione è stata quella di inventare una nuova formula di gestione, che facesse rivivere una fortezza storica in un modo nuovo, sempre attento alla collaborazione con il territorio e con la realtà circostante.

Nel corso degli anni, il forte è stato dotato di due aree museali permanenti, ha ospitato numerose mostre temporanee, ed è stato sede di molti eventi (tra cui la rassegna “Assedio”, che è stata riproposta anche quest’estate) rivolti a un pubblico molto vario. In un decennio ha ricevuto circa 400 mila visite.

Oggi sono in corso i lavori per la costruzione di un ascensore, che, secondo il direttore Audisio, sarà un nodo fondamentale per la struttura, perchè consentirà di accedere al forte 365 giorni all’anno senza più problemi causati dalla neve. L’ascensore dovrebbe essere ultimato nella primavera 2011, e una volta chiuso quel cantiere è possibile che inizino i lavori per la sistemazione del piazzale del forte. “In questo caso bisognerebbe migliorare anche la viabilità, a cominciare dall’accesso alla statale, al momento pericoloso”, nota il sindaco Castellano, che spera che il comune possa collaborare attivamente alla decisione dei prossimi lavori.

Ci sono poi vari altri punti che necessiterebbero una sistemazione, ma, osserva l’assessore Coppola, gli interventi vanno pianificati non solo in base alle esigenze più immediate, ma soprattutto pensando agli anni a venire, in modo da trovare soluzioni veramente risolutive.

La posta in gioco è alta: si tratta di trovare il modo migliore per investire ulteriori risorse nella valorizzazione di una struttura di pregio come quella del forte, per far sì che acquisisca sempre più un carattere suo peculiare e allo stesso tempo si inserisca profondamente e armonicamente nel contesto regionale, nazionale e internazionale. La Regione vuole quindi lanciare un concorso, per raccogliere idee nuove e premiare le migliori. Il bando uscirà probabilmente a settembre.

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 58 anno 2010
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[OltreRocciamelone] Tsamin Francoprovensal: il viaggio finisce...?

SUSA (TO) – Sabato 24 luglio si è concluso dove era iniziato, al castello di Susa, Lou Tsamin Francoprovensal, il viaggio attraverso il territorio di lingua francoprovenzale intrapreso da Marco Rey e dai membri dell’associazione Tsambra Francoprovensal insieme ai colleghi occitani dell’associazione Chambra d’Òc.

I camminatori hanno percorso più di 500 km attraverso le Alpi italiane, francesi e svizzere. Secondo Marco Rey il bilancio di questa esperienza è assolutamente positivo: hanno attraversato posti magnifici e svolto un’azione di promozione e recupero della lingua francoprovenzale che ha avuto un ampio riscontro tra la gente e tra i media.

La linguista Teresa Geninatti racconta che, intervistando i parlanti, è emerso che ci sono zone dove il francoprovnzale è ancora molto vivo, e altre zone, in particolare sul versante francese, nelle quali la lingua si è quasi persa del tutto. A dare speranza, raccontano i camminatori, è stato l’interesse che molti giovani, anche nelle zone dove il francovenzale non si trova quasi più, hanno dimostrato verso la possibilità di riappropriarsi delle proprie radici e della lingua francoprovenzale.

Com’è naturale in un viaggio di 28 giorni, non sono mancate le difficoltà, tra cui la caduta del fotografo del gruppo, Carlo Ravetto, che per fortuna non ha avuto gravi conseguenze, o i momenti di crisi di alcuni membri del gruppo, che però hanno finito per aumentarne la compattezza e la solidarietà.

La domanda che viene subito in mente vedendo questi viaggiatori temprati dal sole e dall’aria montana è: cosa faranno ora che sono tornati? In effetti, ammette Marco Rey, “ci mancherà il cammino. La cosa più bella era l’alba: alzarsi, riempire lo zaino e camminare”.

Ai camminatori francoprovenzali, comunque, non mancano certo i progetti: forti della loro esperienza, i membri dell’associazine Tsambra Francoprovensal cureranno una guida, per rendere l’itinerario inaugurato quest’anno un percorso turistico. La linguista Teresa Geninatti elaborerà con il materiale linguistico due ricerche, che porteranno alla pubblicazione di due libri, il primo forse già a dicembre di quest’anno. Elisa Nicoli ricaverà un documentario dalle 24 ore di materiale video che ha girato lungo il viaggio, mentre Marzia Rey pubblicherà il suo diario di viaggio.

Il tutto sempre a favore della lingua francoprovenzale, come spiega Marco Rey: “Oggi in molti vanno a cercare le minoranze linguistiche negli altri continenti, per registrarle prima che si estinguano, senza accorgersi che noi qui abbiamo una lingua, che rischia di morire. Una cosa che mi ha fatto male è vedere che molte comunità, specialmente francesi, vedono la lingua francoprovenzale come un fatto di folklore o di ricostruzione storica. Per noi non è così. Per noi è una realtà viva, e abbiamo cercato di dimostrarlo”.

Guarda il video con il canto che i camminatori hanno intonato prima di partire davanti al castello di Susa:
clicca [qui].

Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 57, anno 2010
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[OltreRocciamelone] - 10° giorno di Tsamin Francoprovensal: Marco Rey dal lago di Annecy


Lou Tsamin Francoprovensal è giunto martedì 6 luglio ad Annecy.
Marco Rey, dal battello sul lago di Annecy, racconta ad OltreRocciamelone questi primi 10 giorni di viaggio e fa il punto sui quasi 250 km percorsi. Per ascoltare l'intervista, clicca sul player qui sotto:



L'intervista è disponibile anche su Mypodcast.com [qui]
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[OltreRocciamelone] - Lou Tsamin Francoprovensal: sui passi della lingua francoprovenzale

SUSA – Il 27 giugno, nell’alba di una giornata di sole, il gruppo di camminatori dello Tsamin Francoprovensal ha cominciato il suo lungo viaggio per i monti italiani, francesi e svizzeri.
Dove corre il loro cammino, l’aria pura delle montagne si colora di parole. Parole antiche, mai dimenticate. Parole che questi viaggiatori vogliono vive.

Gli otto componenti della spedizione fanno parte dell’associazione Chambra D’Òc e della sua sessione francoprovenzale chiamata Tsambra Francoprovensal. Occitani e Francoprovenzali si sono uniti per contribuire alla conoscenza della lingua francoprovenzale, in un itinerario ricco di storia e tradizione, ma anche di grande bellezza dal punto di vista paesaggistico.

Il sindaco Gemma Amprino ha salutato i camminatori al castello di Susa: “Sono felice e onorata che Lou Tsamin Francoprovensal parta da Susa e a Susa ritorni”.
Hanno accompagnato i viaggiatori gli uomini del soccorso alpino di Susa, e più di trenta persone unite dall’amore per una lingua che sentono come parte integrante della propria identità culturale. Anche per le prossime tappe sono attesi numerosi partecipanti, attratti dalla possibilità di scambiare le proprie storie e dal fascino della montagna.
Lasciata Susa dopo un paio di canti “inaugurali”, il gruppo si è diretto a Novalesa e di lì ha proseguito per il Moncenisio, dove è giunto nel tardo pomeriggio: una camminata di 16 km per 1250 m di altitudine.

Marco Rey, responsabile della Tsambra, spiega: “L’itinerario, lungo 500 km, tocca i luoghi dove è ancora viva la parlata franco-provenzale. É un percorso ad anello, un giro simbolico dell’area francoprovenzale, che è molto più ampia. Abbiamo scelto una delle zone più belle d’Europa. Inoltre Susa, coi paesi limitrofi, è una delle roccaforti del francoprovenzale. La partecipazione della gente è notevole: sabato, alla festa al castello di susa per l’inizio dello Tsamin, c’erano più di 400 persone. Tutti i giorni saremo ricevuti da comuni e associazioni locali. Faremo delle veillées, delle veglie in cui le persone ci racconteranno del loro paese e della loro tradizione”.

Una linguista, Teresa Geninatti, raccoglierà le testimonianze per registrare le varianti e per trovare alla fine un sistema di scrittura unificato. Verrà compilato un diario di viaggio, che al termine del percorso potrà diventare un libro e che giorno per giorno viene pubblicato sulla pagina facebook dello Tsamin, grazie a Marzia Rey. Inoltre, la documentarista Elisa Nicoli gira video che diventeranno un documentario. Già il primo giorno sono state realizzate molte interviste in francoprovenzale.

 Questi viaggiatori dello Tsamin Francoprovensal non vogliono vivere nel passato, ma vogliono che il passato faccia parte del loro futuro. Non sfuggono all’innovazione, ma con essa trasmettono la loro tradizione. Detta in francoprovenzale, la frase “Vou éspètèn a la tapa d’eummeun”, vi aspettiamo alla tappa di domani, assume un nuovo significato.




Per ascoltare l'intervista a Marco Rey prima dell'inizio del cammino, clicca [qui].



Per ascoltare l'intervista a Peyre Anghilante al termine della prima tappa, clicca [qui].



Da un articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova n.49 anno 2010.
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[OltreRocciamelone] - Memorial Stellina 2010

Importanti novità caratterizzeranno l’edizione 2010 del “Memorial Partigiani Stellina Valsusa”, la corsa in montagna internazionale che dal 1989 chiama l’Italia e il mondo a ricordare i valori della Resistenza e a condividere un momento di sano spirito sportivo nella bella cornice della nostra Valle.

Giunta alla sua ventiduesima edizione, la Stellina fa parte delle gare “top” della Fidal (Federazione Italiana Atletica Leggera) ed è la prima corsa in montagna al mondo ad aver ricevuto il patrocinio della IAAF (Intenational Association of Athletics Federations). E non è tutto. Quest’anno non solo la Stellina manterrà il suo status di competizione internazionale, ma sarà anche la prova finale del Campionato Italiano Assoluto, terzo e conclusivo atto verso l’assegnazione dei titoli nazionali 2010.

Questa competizione, oggi famosa a livello mondiale, è nata per celebrare la battaglia delle Grange Sevine. Il 26 agosto 1944, in una conca sotto il Rocciamelone, i partigiani della Formazione Stellina, guidati dal filatelista Giulio Bolaffi, alias Comandante Laghi, riuscirono a sconfiggere ben due compagnie di SS. Ancora oggi la manifestazione ripercorre gli storici sentieri calcati dai partigiani.

La competizione si svolgerà come da tradizione su percorsi di sola salita, e quest’anno toccherà per la prima volta anche per la parte agonistica i comuni di Venaus e Novalesa, oltre che Susa e Mompantero.

Le gare saranno suddivise in due giorni. Sabato 21 agosto correranno le categorie donne (da Panere a Bar Cenisio) e juniores maschile e femminile (da Novalesa a Bar Cenisio). La categoria seniores maschile correrà invece domenica 22 agosto e quest’anno partirà da uno dei siti più significativi del territorio, l’Arco di Augusto a Susa, per giungere fino a Costa Rossa, dove verrà celebrata la messa e avrà luogo una manifestazione partigiana. Ciascuna giornata sportiva si concluderà con le cerimonie di premiazione al castello Marchesa Adelaide a Susa.

Sono in corso di organizzazione molte attività che arricchiranno la manifestazione, tra cui una “Giornata dello sport” volta a valorizzare le attività e le associazioni sportive locali, ma anche una mostra fotografica su questi 22 anni di Stellina. Verranno inoltre presentati un documentario realizzato dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza proprio sulla battaglia delle Grange Sevine e una nuova edizione, curata da don Gian Piero Piardi e da Stella Bolaffi Benuzzi, del libro “Un partigiano ribelle” che si avvale di testimonianze dirette di partigiani e dei diari del Comandante Laghi per raccontare una pagina della storia della Resistenza in Val di Susa.

Articolo di Jenny Cuk pubblicato su Luna Nuova, n. 36 del 2010.
Foto da asfalchi.it [qui]
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[OltreRocciamelone] - Val Gravio: 90 anni del GEAT

Domenica 23 maggio 200 persone si sono riunite al rifugio Val Gravio, in Val di Susa (To), per festeggiare il novantesimo anniversario del GEAT.

Sotto un bel sole, nel verde e nel profumo della primavera avanzata che si respira solo in montagna, la giornata è trascorsa tra canti, danze, ricordi e speranze per il futuro.

Il GEAT (Gruppo Escursionisti Accademici Torinesi) fu fondato a Torino nel 1920 da un gruppo di giovani appassionati di montagna. Questi amici, che volevano dimenticare gli anni lugubri della Prima Guerra Mondiale e lo squallore del dopoguerra, compresero che la montagna, nonostante le difficoltà che pone a chi vuole viverla, può regalare, attraverso quella fatica pulita, che nobilita lo spirito, il piacere di una vita sana, della condivisione e della riscoperta della natura.

La loro iniziativa ebbe grande successo: nel 1925 il GEAT contava 300 soci, e cominciò a costruire il rifugio Val Gravio, a 1390 m, su un terreno donato dal comune di San Giorio. Nel 1929 il rifugio fu inaugurato e il GEAT divenne sottosezione del CAI (Club Alpino Italiano). Col tempo il gruppo torinese toccò i 400 soci, effettuò numerose prime ascensioni e costruì anche un altro rifugio e tre bivacchi in varie zone delle Alpi piemontesi e valdostane.

Fra Dante celebra la Messa, cantata dal Coro
Edelweiss. Fra Dante, di Pinerolo,
 è un frate cappuccino e si iscrisse al GEAT nel 1964,
ancora prima di prendere i voti.
Dopo la messa, celebrata da fra Dante, il Presidente del GEAT, Gianfranco Rapetta ha salutato i presenti, in particolare i tanti bambini, “arrivati sino qui in rappresentanza del futuro”, e poi ha rievocato la storia del gruppo, fatta anche di pagine dolorose.
Il Presidente ha ricordato i soci scomparsi per incidenti in montagna, ai quali è dedicato un pilone vicino al rifugio, e i tristi fatti avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il rifugio Val Gravio fu distrutto. Sono stati ricordati anche i 5 giovani partigiani che in quel luogo persero la vita il 12 maggio 1944, torturati e uccisi dai nazifascisti: Valerio Martoglio, Giuseppe Staorengo, Aurelio Delmartino, Vincenzo Governato, Pietro Morello.

Il Presidente ha ricordato anche come il gruppo seppe rialzarsi dopo la guerra, come ricostruì il rifugio, sotto la guida energica di Eugenio Pocchiola e l’entusiasmo che spinse per tanti anni i soci a occuparsi personalmente, a turno, della gestione del rifugio, portando a spalle o a dorso di mulo le derrate e preparando le pietanze per i viandanti.
Il sindaco di San Giorio, Danilo Bar, ha sottolineato l’importanza di iniziative che promuovono la cura della montagna, valorizzando un prezioso patrimonio naturalistico e creando nuovi posti di lavoro.

Era presente anche il gruppo CAI di Bizzarone (Co), che, unito al GEAT da un legame di forte amicizia, ha collaborato ai recenti lavori di ampliamento del rifugio Val Gravio, che oggi rientra nel territorio del Parco Orsiera Rocciavrè.

Il signor Walter suona la ghironda,
strumento tipico di montagna
Il coro Edelweiss, coro ufficiale del CAI Torino, ha eseguito un repertorio di canti popolari e di montagna, tra cui l’immancabile “Montanara”. Il coro quest’anno compie 60 anni, ha alle spalle una storia fatta di centinaia di concerti, trasferte, dischi e cd, ma vuole anche guardare al futuro, ed apre le porte ai giovani che vogliano unirsi a loro. Dopo svariati bis eseguiti a grande richiesta di pubblico, sono seguite le musiche suonate da un insolito terzetto di violino, fisarmonica e ghironda, sulle quali i presenti hanno danzato i balli tradizionali delle montagne.

Si è conclusa così una giornata ricca di emozioni, trascorsa nell’abbraccio di una natura amica, all’insegna dell’”appartenenza”, che come recita la canzone di Giorgio Gaber, citata dal Presidente Rapetta, “non è un insieme casuale di persone, non è un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”.
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[OltreRocciamelone] - Il Sentiero dei Franchi

REPORTAGE: TRENT'ANNI SUL SENTIERO DEI FRANCHI
Passato, presente e futuro di uno dei tracciati più importanti della val di Susa

Il Sentiero dei Franchi è un tracciato lungo circa 60 km che percorre in quota la Val di Susa sulla destra orografica della Dora Riparia.
Si snoda tra Oulx e Sant’Ambrogio e collega cinque importanti centri spirituali: l’abbadia di Oulx, la certosa della Losa, la certosa di Monte Benedetto, la certosa di Banda e la sacra di San Michele.

Nato nel 1980 e curato fino a circa 10 anni fa dal Comitato per la Promozione del Sentiero dei Franchi, oggi rientra in gran parte nel territorio dei parchi Orsiera Rocciavrè e Gran Bosco.

Quest’anno il sentiero compie 30 anni. In quest’occasione bisogna cercare una risposta ad alcuni interrogativi molto importanti: in che condizioni si trova oggi il sentiero? Come ha avuto origine? Qual è il suo ruolo nell’economia del sistema dei sentieri della Valle? Qual è il suo effettivo peso storico?

Le condizioni

Per rispondere a queste domande, il primo passo è stato quello di percorrerne un tratto, nella fattispecie quello che collega Le Assiere (Meana) con Menolzio (Mattie). È emerso subito che il sentiero non si trova affatto in buone condizioni. Necessiterebbe di manutenzione e del rifacimento della segnaletica, a volte molto deteriorata, a volte del tutto assente, a volte fuorviante.

Il viandante si ritrova, in parecchi tratti del Sentiero dei Franchi, a percorrere una via spesso disagevole e, soprattutto se non è del posto e non ha una buona cartina, rischia molto facilmente di perdersi. Come mai questo sentiero tanto importante e famoso versa in queste condizioni? Per capirlo è necessario fare un passo indietro, fino alle sue origini.

Le origini

Cesare Olivero Pistoletto, presidente del comitato per la promozione del Sentiero dei Franchi, spiega: “Il Sentiero dei Franchi è nato su iniziativa della Pro loco di Gravere, di cui ero presidente, e della Pro loco di Meana. All’insaputa l’una dell’altra, orientati alla salvaguardia dell’ambiente, abbiamo programmato il ripristino dei sentieri che collegavano in quota Gravere con Meana”. In quel periodo si cominciò a pensare che il sentiero che collega in quota Gravere con Meana era quello usato anticamente dai monaci per raggiungere i cinque edifici religiosi tra Oulx e la sacra di San Michele, poi si cominciò a parlare del fatto che fu la stessa via percorsa da Carlo Magno e la sua armata nell’VIII secolo per andare a sconfiggere i Longobardi che si trovavano alla Chiusa.

Olivero Pistoletto spiega che col tempo l’attività per il ripristino del sentiero coinvolse più personalità e venne fondato il comitato, in cui c’era anche un rappresentante per ognuno dei 14 comuni toccati dal sentiero. In particolare, per quanto riguarda la parte storica, Mons. Severino Savi, allora presidente di Segusium, e il Prof. Giuseppe Ferrero di Novalesa condussero studi storici, e stabilirono che i primi a passare per il sentiero furono i Franchi, da qui l’origine del nome imposto al sentiero.

“I Franchi hanno soggiornato alla Chiusa per 36 anni e usavano i sentieri sulla destra orografica della Dora Riparia in quota, perchè più in basso era paludoso”, aggiunge Olivero Pistoletto.
In realtà, ancora oggi esistono vari dubbi e teorie sulla storia del sentiero: alcuni non credono che i Franchi passarono veramente di lì, altri ritengono che fosse una via usata soprattutto dai monaci e/o da astuti commercianti che cercavano di evadere le gabelle.

Sicuramente, si tratta di un cammino storico, ricco di flora e fauna e di paesaggi mozzafiato, che attirava turisti anche da molto lontano, premiando così gli sforzi dei membri del comitato. Il Cav. Olivero Pistoletto racconta: “Abbiamo lavorato per due anni il sabato e la domenica per riaprire questo sentiero, con la collaborazione del Consorzio Forestale dell’Alta Valsusa”. Venivano organizzate giornate di sensibilizzazione ecologica che coinvolgevano i volontari e le scuole.

Oggi gran parte del sentiero fa parte dei parchi, e in questi tratti il comitato non può più intervenire, mentre compie ancora sporadiche azioni di volontariato nelle zone che rimangono al di fuori dei due parchi.

Problemi e soluzioni

Come si può evitare che il sentiero dei Franchi si perda?

Elio Giuliano, guardia parco dell’Orsiera-Rocciavré, spiega che esiste un PSR (Programma di Sviluppo Rurale) per i sentieri, cioè dei fondi per il restauro dei sentieri: il parco Orsiera ha presentato alla Provincia una serie di proposte, tra cui una relativa al Sentiero dei Franchi, ma la Provincia ha deciso di finanziare il Giro dell’Orsiera e i sentieri collegati. In realtà molti tratti dei due percorsi coincidono, per cui la maggior parte della sezione del Sentiero dei Franchi tra dalle Assiere a Pian dell’Orso verrà rimessa in sesto a livello di manutenzione e segnaletica. Rimarranno fuori dall’intervento i tratti che vanno dalle Assiere verso Madonna della Losa e da Pian Dell’Orso verso la sacra di San Michele, perchè non fanno parte del parco.

Il primo grande problema, dunque, è proprio la manutenzione. Innanzitutto, i parchi stessi possono avere difficoltà nel trovare i fondi necessari al ripristino dei sentieri. Poi ci sono i tratti che non rientrano in nessun parco: chi dovrebbe occuparsene? “E’ un mistero” risponde Giuliano “perchè non esiste un ente preposto ai sentieri e generalmente i comuni non hanno le risorse necessarie per occuparsene. A volte ci sono degli interventi pubblici, ma sono a singhiozzo, nel senso che a volte arrivano dei soldi, si interviene per alcuni anni e poi non si interviene più. E questo è un grosso problema perchè alla fine, di fatto, i sentieri spariscono”. Un altro problema del Sentiero dei Franchi è che adesso, con la nuova normativa regionale, è stato istituito un catasto dei sentieri. Solo i sentieri che rientrano in questo catasto regionale possono essere finanziati con soldi pubblici: “Ogni tratto di sentiero ha un numero, quindi, come tutti gli altri, il Sentiero dei Franchi non ha un numero solo, ma una dozzina di numeri. Ciò che fa fede sono i singoli numeri, e non che il Sentiero dei Franchi sia un unico tracciato”. Quindi diventa difficile che il Sentiero dei Franchi possa essere oggetto di un intervento di manutenzione unitario e specifico.

Inoltre, la segnalazione di un sentiero è un lavoro lungo, che deve essere fatto da esperti: calcolando i tempi di avvicinamento, si può stimare che per un’ora di cammino ci vuole una giornata di lavoro.

Un altro problema, secondo Giuliano, è legato ai posti-tappa. Il sentiero ne prevede tre: Oulx - Frais, Frais – Gravio, Gravio – Sacra di San Michele. Le tappe, dice il guardia parco, sono troppo lunghe, possono essere adatte a persone molto sportive, ma non alle famiglie: “mancano posti dove fermarsi lungo il percorso”.

Eppure il Sentiero dei Franchi è importante per il parco: “Nel tratto tra Pra La Grangia e il Rifugio Valgravio il Sentiero dei Franchi coincide grossomodo con i confini del parco. È molto utile per i collegamenti: permette molti percorsi ad anello”.

Una possibile soluzione per la salvaguardia del Sentiero, secondo Olivero Pistoletto, potrebbe essere l’unificazione dei parchi Gran Bosco e Orsiera Rocciavré (oltre che i parchi della Val Troncea e dei Laghi di Avigliana) in un unico parco delle Alpi Cozie, di cui si è parlato negli ultimi tempi. In questo modo il sentiero potrebbe avere meno divisioni a livello di gestione amministrativa. Ma, secondo Giuliano, l’unificazione dei parchi “Sembrava una cosa imminente, poi, dopo il cambio di amministrazione regionale la cosa non sembra più prioritaria, ma non si sa ancora nulla di ufficiale. I parchi hanno problemi molto diversi tra loro, un ente così grande e così diviso territorialmente sarebbe difficile da amministrare.”

Speriamo comunque che vengano presto promosse iniziative per salvare questo sentiero così ricco di storia e di natura, che potrebbe tornare ad essere uno dei fiori all’occhiello della Val di Susa.

Da un articolo scritto da Jenny Cuk (alias Jenny Ponzo) e pubblicato su Luna Nuova, n. 33, anno 2010
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