[OltreRocciamelone] - Murales & Co.

Bussoleno (To), Via Cesare Battisti

Murales & Co. è lo spazio che OR dedica alle forme di espressione murale. Se vedi scritte o murales belli, curiosi, che ti colpiscono, fai una foto e mandala insieme all'indirizzo e al tuo nome o al tuo nick all' email:  oltrerocciamelone@yahoo.it

[OltreRocciamelone] - La stagione 2010/2011 dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Foto da regione.piemonte.it
24 concerti animeranno i "Nove mesi in crescendo" della stagione 2010/2011 dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, presentata il 10 maggio presso l'Auditorium Rai di Torino.
Per ascoltare le dichiarazioni che Maurizio Braccialarghe, responsabile del Centro di Produzione Rai di Torino e Cesare Mazzonis, direttore artistico dell'Orhcestra Sinfonica, hanno rilasciato a OltreRocciamelone, clicca [qui]. 

Ecco le informazioni principali relative alla stagione:
"Si inaugura giovedì 7 e venerdì 8 ottobre 2010 con un concerto affidato al nuovo Direttore principale, Juraj Valcuha, che dirige otto concerti nel corso della stagione e che nel primo propone Preludio e Morte di Isotta, da Tristano e Isotta di Wagner, e la Quinta sinfonia di Malher. Si chiude giovedì 26 e venerdì 27 maggio 2011 con Seymon Bychkov sul podio e un'altra sinfonia di Malher, la Sesta."
A Malher saranno dedicati ben 5 concerti, dal momento che il 2010 segna il 150° della sua nascita e il 2011 il 100° della sua morte.

La presenza del direttore Valcuha, nato nel 1976 a Bratislava, contribuirà ad imprimere alla stagione un carattere vitale e giovanile. Molti poi i grandi nomi che animeranno questi eventi di sopraffina musica classica: per fare solo qualche esempio, i pianisti Sermet, Albanese, Toradze, le voci Monica Bacelli e Teresa Romano, i direttori Dèneve, Sado e Ferro...
L'orchestra parteciperà anche a vari eventi di portata nazionale, tra cui il Prix Italia che si terrà a Torino e l'opera Rigoletto in diretta televisiva da Mantova (settembre 2010).
Un'altra interessante iniziativa sarà il concerto del 19 novembre 2010, fuori abbonameno, in cui l'Orchestra presenterà la prima esecuzione assoluta di un brano di Franck Martin, e la sua musica sarà accompagnata e mixata dai dj dell'associazione culturale Situazione Xplosiva. La serata fa parte del festival Club to club e della rassegna Contemporary, dedicata alle arti contemporanee.
Il 18 maggio si apre la campagna abbonamenti. I concerti si potranno seguire, oltre che su Radio 3, anche via web, sul sito dell'orchestra sinfonica. Per ulteriori informazioni: OrchestraSinfonica.Rai.it [qui], AmiciOsnRai.it [qui]
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[OltreRocciamelone] Mater Dea: Il Rock Celtico di Torino

MaterDea è una band torinese che suona “rock celtico”.
Composta da sei membri, è stata fondata pochi anni fa da Marco Strega, chitarrista rock, e da Simon Papa, cantante che viene dalla musica brasiliana d’autore.
Marco e Simon si sono incontrati mentre lavoravano alla produzione di una colonna sonora e, pur avendo background tanto diversi, si sono uniti in nome di un progetto comune che oggi sta riscuotendo successo sia in rete, sia nel mondo musicale piemontese, sia all’estero.
Marco spiega a OltreRocciamelone: “La nostra musica ha due matrici. La prima è la musica celtica e la seconda è il rock. Nelle nostre canzoni si trovano le ritmiche forti del rock progressive, del rock “tosto” anni 70-80. L’idea è quella di miscelare questi ritmi forti del rock con la voce angelica di Simon”.
Abbiamo cominciato a fare musica celtica quasi senza saperlo” aggiunge Simon “Abbiamo scritto dei testi, che sono risultati essere molto vicini alla cultura celtica”.

I testi delle loro canzoni, infatti, sono popolati da creature meravigliose, fate e fauni che ricordano la mitologia celtica. Un’altra protagonista della musica dei Mater Dea è una natura viva, vibrante e arcadica, evocata dalle parole, dal rumore della pioggia, dalle atmosfere sognanti di canzoni che alludono ad un rapporto più vicino, schietto e diretto con una Madre Terra minacciata dal mondo di oggi.
Ciò si ricollega al nome del gruppo, che richiama l’antico culto della Grande Madre. Secondo molte teorie, in un tempo lontano, preistorico, prosperava nel mondo un culto dedicato a una divinità femminile. In quei tempi non c’era discriminazione di genere o di razza. Uomini, donne e popoli vivevano in pace, a contatto con la natura, e non conoscevano la guerra. Ogni individuo viveva in un tutto armonico, ognuno era uno, ma era anche parte di un tutto, e il tutto era più della semplice somma delle sue parti. [Per approfondire, alcune letture: Riane Eisler, Il calice e la spada; Frank Capra, Il punto di svolta]. Il gruppo si ispira proprio a questo punto di vista, che si può definire olistico.

E’ da poco uscito il primo album dei Mater Dea, “Below the Mists, Above the Brambles”.
La dolcezza della musica celtica, l’atmosfera circonfusa dalla delicatezza vibrante del violino e la forza del rock, della chitarra acustica e della batteria si uniscono per dare vita a danze mitologiche, invocazioni, sogni, sentimenti.
Una musica da ascoltare ad occhi chiusi, per un viaggio in un mondo antico e moderno allo stesso tempo, un mondo fantastico, il sogno di quello che avrebbe potuto essere ma che forse, un giorno, sarà...

Il prossimo concerto dei Mater Dea si terrà il 22 maggio alla Cavallerizza, via Verdi 9, Torino, h.21:00.

Per ascoltare la musica dei Mater Dea e per ulteriori informazioni clicca su MaterDea.com [qui] e su MySpace.com/MaterDea [qui]


[OltreRocciamelone] - Jessica Carroll: sculture che nuotano, volano, cantano ...

Visitare la mostra di Jessica Carroll significa partecipare ad uno sguardo profondo che coglie l’essenza del marmo, dei minerali e dei metalli, la magia della vita delle api, l’impalpabilità degli animali acquatici e la vivacità degli uccelli. Significa osservare al microscopio la perfezione degli insetti e contemplare con un cannocchiale l’immensità del desiderio e del sogno. Significa riflettere sul paradosso dei rapporti tra le creature viventi, sempre sospeso tra opacità e trasparenza e rimettere in discussione il ruolo dell’uomo in questo nostro meraviglioso mondo.

La mostra non è antologica, ma costituisce un compendio della produzione di questa straordinaria artista torinese di adozione.

Si può visitare in Piazza Cavour 12, a Torino. Rimarrà aperta fino al 9 maggio. L’ingresso è libero e gratuito. L’organizzazione della mostra è stata curata dall’Associazione Golf Art, in particolare da Pegi Limone, con il sostegno della Regione Piemonte.

Jessica Carroll ci racconta la sua arte e la sua storia
- Breve estratto dell'intervista audio disponibile in fondo articolo -

Si può dire che la mostra sia organizzata attorno ad alcuni cicli ?

Sì, qualche modo sì. Anch’io ho dovuto scoprire che ci sono stati dei temi dominanti, che sono cominciati ad emergere, per esempio, già in "Il Sottobosco" [qui], del 1988, il mio primo lavoro professionale. Lì si vede che in primo piano c’è un'ape [qui]. Poi il lavoro sulle api è diventato principe nel 1997, quando ho cominciato a fare scultura: il primo alveare di bronzo l’ho fatto nel 1997, cioè quasi 10 anni dopo quell’ape, poi nel corso del tempo ho continuato a fare le api in tutti i modi.

Cosa simboleggiano le api?

Non è una scelta basata sul piano simbolico. Il lavoro di un artista visuale, perlomeno sicuramente il mio, [può essere paragonato al] mondo onirico, nel quale ci sono dei temi, dei simboli che nel corso del tempo seguono storie parallele, vengono fuori e seguono una loro storia. Però non ho mai deciso che quello è un simbolo e che quindi io lo uso per esprimere determinate cose.

Quindi anche la scelta frequente della forma sferica è per un motivo plastico più che simbolico...


Assolutamente sì. L’ispirazione in genere avviene o attraverso la materia oppure attraverso delle immagini.

Parliamo della materia. Le sue opere danno prova di una grande versatilità nell’uso dei materiali. Prima di tutto nell’uso di tanti materiali diversi, e poi nel modo di trattare i materiali. A volte il marmo viene plasmato e lavorato con maestria per creare opere fortemente mimetiche, come il “Microscopio”, mentre altre viene lasciata la materia grezza, quasi per far sentire la bellezza della materia pura...


Nel caso del "MIcroscopio" [qui], ho voluto fare un microscopio di marmo, quindi la scelta del materiale, in quel caso, è stata di farlo scuro, ma non del tutto nero. La scelta del materiale è stata più che altro plastica, perchè il Nero Marquinia di cui è fatto il microscopio è un materiale resistente, e l’onice semplicemente perchè è bianco. È stata una scelta abbastanza empirica. Così come per il cannocchiale: volevo che fosse un cannocchiale trasparente. E volevo che avesse le ditate del modellato: ho penato per circa un anno e mezzo prima di riuscire a trovare il materiale giusto, che è una resina poliuretanica importata dagli Stati Uniti.

In questa mostra troviamo un microscopio puntato su un’ape, quindi un mondo minuscolo osservato con attenzione. E troviamo un cannocchiale, quasi un invito a sognare le stelle. Quindi troviamo l’attenzione per il mondo minuscolo e per l’universo, l’immensità. Quindi pariamo di rapporto tra le dimensioni: tra il macro e il micro, tra l’interno e l’esterno, tra l’opacità e la trasparenza...

Mi ha rubato le parole di bocca, perchè in effetti c’è "Il sogno di Berny" [qui], che è nato così: io stavo facendo il cannocchiale, che si chiama "Desiderio" [qui]", nel senso delle stelle. Lo volevo trasparente proprio perchè guardasse lontano ma allo stesso tempo guardasse nella trasparenza. Quindi è una metafora del guardare anche nel corso del tempo, cioè guarda anche al passato, al ricordo e soprattutto al desiderio: la metafora del cannocchiale è basata sul fatto di sapere esattamente cosa si desidera. Volevo che fosse plasmato su una forma antica, per cui la canna del cannocchiale l’ho fatta col metodo preistorico del colombino. Ma è un metodo un po’ lungo e noioso. Mentre lavoravo, Berny [la mia cagnetta], se ne stava come sempre lì a dormire acciambellata (infatti il cane acciambellato è un altro dei temi che ritornano nel mio lavoro) e ogni tanto ne facevo una sagomina. Da questo è nato il lavoro del sogno di Berny, che è basato su un paio di teorie. Una è una teoria aborigena australiana, che sostiene che il mondo è formato dai sogni degli animali, che mi piace molto perchè c’è questa trasposizione in cui l’uomo diventa un po’ meno importante. Un’altra è una teoria di uno dei miei maestri Adolph Portman, un biologo morfologo che partecipava alle riunioni di Eranos, fondate da Yung in Svizzera. Nel libro “Le forme viventi”, Portman espone una teoria un po’ cosmogonica sull’evoluzione, secondo cui le prime creature viventi sulla Terra erano completamente trasparenti, perchè non avevano necessità di distinguere l’interno dall’esterno perchè, essendo pochissime, non entravano in relazione, non si incontravano. Man mano che la vita sulla Terra ha cominciato a svilupparsi, che le creature trasparenti hanno cominciato a diventare di più, hanno cominciato ad incontrarsi e nella necessità di relazione hanno dovuto differenziare l’interno dall’esterno, proteggere l’interno e le interiora, pensiamo a quei pesciolini abissali in cui si vede il cuore, i polmoni ecc. E un paradosso, un ossimoro, per cui per poter entrare in relazione si diventa meno trasparenti, ci si nasconde, anche se la relazione deve tendere alla trasparenza. E lì torna il lavoro al cannocchiale, perchè in fondo “Desiderio” è anche un desiderio di incontro.

Allora possiamo dire che opere come “Dig to the roots” o “Persephonia Viridis” sono una ricerca del cuore della materia, un portare alla luce ciò che c’è dentro?

In qualche modo, sì, soprattutto per quel che riguarda "Dig to the roots" [qui], una delle mie prime sculture. "Persephonia viridis" [qui] non so nemmeno bene io cosa sia. Mi hanno regalato due pezzi di malachite, ero indecisa se lavorare la malachite stessa, poi era talmente bella, intoccabile (anche perchè è velenosa nella lavorazione e occorrono strumenti da gioielliere), che ho deciso di inserirla in queste due colonne di marmo. Una volta fatta, ho deciso che poteva essere una pianta. Allora, come facevano gli esploratori, i naturalisti del ‘700, mi sono inventata il nome della pianta, “Persephonia Viridis”, per via del mito di Persefone e di Dioniso: c’è questo verde sommerso che poi riemerge, esattamente come il mito di Dioniso che è legato ai cicli della natura.

In una mostra dove i colori dominanti sono il bianco, il nero e il trasparente, spicca un angolo dove ci sono opere di colore verde. Il verde ha un significato particolare, magari legato alla natura?

In realtà legato alla natura ma in un senso molto sottile, per me ancora abbastanza inspiegabile. Non so perchè io sento così tanto il colore verde. Il “Pavimento verde pisello”, ad esempio, vuole essere un po’ un assurdo, [è nato da un progetto per] una mostra molto importante. Sant’Agostino, ripreso da un altro dei miei maestri, Meister Eckhart, un teologo tedesco, dice che “Sull’alto del monte, tutte le creature verdeggiano, perchè partecipano alla luce di Dio”... come se la luce di Dio fosse verde. È una cosa talmente risonante... talmente risonante con me, che sento così tanto il colore verde...Non dimentichiamoci che il mio secondo nome, Carroll, è il cognome di mezza Irlanda, quindi è possibile pure che questo sentimento per il verde sia legato alle origini.

Parliamo di “13 modi di guardare un merlo”...

"13 modi di guardare un merlo" [qui] è una scultura per cui ho impiegato circa 5 anni, perchè è ricavata da un blocco unico, e in origine informe, di Nero Belgio, che è uno dei miei materiali preferiti. È un materiale difficile, perchè è vetroso. Viene dal Belgio e viene da un ulteriore raffreddamento e schiacciamento del carbone. È abbastanza odiato da tutti i marmisti, perchè è difficile: quando lo lavori si scheggia, è poco plasmabile ( come invece il marquinia o lo statuario: non è un caso che Michelangelo usasse lo statuario...che è resistente e plasmabilissimo). Il Nero Belgio è molto poco elastico e quando lo lavori è alquanto deprimente: fa una polvere che puzza di zolfo, è un po’ unta, va dappertutto... un po’ come farsi un giro in miniera! È un lavoro ispirato a un poeta americano, Wallace Stevens, la cui poesia ha lo stesso titolo, "13 ways of looking at a blackbird" [qui]. Non si sa di cosa parli esattamente la poesia, ma sicuramente è una metafora delle infinite possibilità di percezione della realtà.

Allora è a questo che allude anche il rapporto tra la scultura e le rappresentazioni a china: arricchisce ulteriormente la rosa di possibilità di percezione e di espressione.

Assolutamente sì. Le chine sono nate a seguito della scultura. Dopo aver passato tanto tempo pensando e immaginando i merli mi sono accorta che riuscivo a farli molto bene a china anche con un solo gesto, quindi sono fatti con una tecnica un po’ orientale. I modi di vedere la realtà non sono 13 ma sono miliardi, quindi probabilmente di qui alla fine della mia vita continuerò a produrre miliardi di merli! Così come, non ancora risolto, ma legato alla percezione della realtà, che è il motivo trainante del mio lavoro, della mia ricerca, anche se in senso poetico, è “Ombre precise”: è sempre trasparente perchè voleva essere, e ancora non ci sono riuscita, un oggetto la cui ombra fosse un’altra cosa. Quindi, contemporaneamente alla ricerca della percezione, c’è la memoria...

Un’ultima domanda. Qual è stato il percorso umano e professionale che L’ha portata fin qui, in particolare a Torino?

Sicuramente qualcosa che dev’essere legato al destino, perchè io sono nata a Roma, mio padre è americano di origine scozzese e irlandese, mia madre è mezza toscana e mezza napoletana. Forse per via del mio passaporto americano, non mi sono mai sentita romana, cosa che mi ha permesso a un certo punto di abbandonare Roma. Ho cominciato a bazzicare Torino e il Piemonte moltissimi anni fa, proprio per via dell’amicizia con alcuni scienziati, naturalisti, ecc., del museo di Scienze Naturali. Con loro giravo in lungo e in largo il Piemonte. In particolare un ornitologo mi ha insegnato moltissime cose sugli uccelli e mi presentò un altro ornitologo apicoltore, quindi tutto nacque in Piemonte. Poi, nel 2000, ho conosciuto Aldo Mondino e ho vissuto con lui alla sua morte nel Monferrato. Dopo la sua morte - ormai Roma l’avevo lasciata alle spalle, i miei genitori vivono in Versilia, che è un po’ la mia unica radice – ho deciso di rimanere a Torino, abbastanza coraggiosamente, perchè ero praticamente vedova, a Torino non ho parenti, in più è una città duretta. Ma lavoravo con una galleria, quindi ho basato la scelta abbastanza sul lavoro, poi avevo una casetta alla Consolata. Ora ho un nuovo amore, che vive a Torino. Torino è la città che amo.. era destino, un’affinità elettiva.

Cliccare sul player per ascoltare l'audio della versione integrale dell'intervista anche disponibile su Archive.org [qui]






Per approfondire il tema, si puo consultare il sito web di Jessica Carroll [qui]


Guarda le opere di Jessica Carroll sul nostro album ORflickr [qui]

[OltreRocciamelone] - "Il bandito e il campione": una nuova fiction RAI

La leggendaria amicizia tra il campione di ciclismo Costante Girardengo (1893-1978) e il temuto bandito Sante Pollastri ha ispirato nel 1993 una canzone di Francesco De Gregori [qui].
Questo singolare legame non ha cessato di affascinare gli Italiani. Attualmente la Red Film di Roma sta producendo una miniserie per RAI incentrata sulla vita del Campionissimo, che riprende il titolo della canzone, "Il campione e il bandito".
Ad impersonare il ruolo di Sante Pollastri sarà Beppe Fiorello.

Parte della fiction è stata girata a Torino, ad aprile. Ecco le esclusive foto del set in piazza Carignano: [Foto 1], [Foto 2], [Foto 3], [Foto 4], [Foto 5].


[OltreRocciamelone] - ORGANALIA PER LA SINDONE

Sabato 17 aprile, la cattedrale di Susa (To) ha ospitato un concerto di musica sacra dedicato all’ostensione della Sindone.

Si tratta del primo appuntamento del ciclo “Organalia per la Sindone”, una sessione speciale della manifestazione Organalia, organizzata dalla Provincia di Torino, realizzata per onorare uno degli eventi culturali e religiosi più importanti del momento.

Il repertorio di questo ciclo di concerti, che subirà variazioni dovute unicamente alle caratteristiche tecniche degli organi presenti nelle sedi ospitanti, è formato da musiche moderne, composte tra il 1861 e il 1956. Edgardo Pocorobba, ideatore del programma, ha spiegato che, dovendo pensare a musiche che si intonassero in qualche modo alla Sindone, la sua scelta è caduta subito su Lorenzo Perosi, autore di musica non solo religiosa, ma liturgica. “Le sue musiche” spiega Pocorobba “sono solenni pur essendo semplici, sono cantabili anche da non professionisti”. In repertorio, oltre al Te Deum, alla Missa Pontificalis I, al Confitebor tibi Domine e al Magnificat in Lab. Magg. di Perosi, ci sono anche Meditazione in una cattedrale di Marco Enrico Bossi, Amica stella naufragis di Remigio Renzi e Toccata - Carillon di Ulisse Matthey. Pocorobba spiega che la scelta di questi autori è dipesa soprattutto dal fatto che ciascuno di loro è in qualche modo legato a Perosi.

Ad eseguire i pezzi, sotto la guida del Direttore Michele Frezza, l’organista Marco Limone e, a sezioni riunite, il Coro dell’Accademia Stefano Tempia di Torino e la Corale polifonica di Sommariva Bosco.

Il concerto conduce l’ascoltatore in un percorso di meditazione e di preghiera, che si apre con la solenne sobrietà della musica d’organo, per concludersi in un crescendo con le composizioni polifoniche per coro e organo.

Le prossime tappe di Organalia per la Sindone, dopo il concerto di domenica 18 aprile a Chambery, saranno venerdì 23 aprile presso la cattedrale di Pinerolo, sabato 24 aprile presso la cattedrale di Ivrea e domenica 25 aprile presso la chiesa del Santo Volto a Torino.

Altre foto sul nostro album ORflickr [qui]

[OltreRocciamelone] - Intervista a Roberto Gagnor

Roberto Gagnor è un autore televisivo e di fumetti, nonchè regista e sceneggiatore.

Nato in Val di Susa, oggi lavora a Milano, scrive storie Disney, gags e sketchs per programmi televisivi e radiofonici e recentemente è stato prodotto in Polonia il suo primo film come sceneggiatore.

Nell'intervista che ha rilasciato a OltreRocciamelone, Roberto descrive il suo percorso, spiega le caratteristiche, le difficoltà e le soddisfazioni del suo lavoro, dà consigli a giovani che vogliono seguire le sue orme, riflette sulla comicità e ci racconta tante curiosità ed aneddoti inediti su di lui.

Potete veder il video dell'intervista cliccando su ORtube: [video 1] - [video 2] - [video 3]

Ed ecco uno sketch e un corto scritti da Roberto: [sketch 1] - [sketch 2]